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Tour de France 2025 – Analisi 12a tappa – Auch-Hautacam (km 180,6)

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Auch – Il Tour de France 2025 ha voltato pagina. Dopo le giornate per velocisti e finisseur, dopo le fughe e le schermaglie tattiche, dopo lo spettacolo delle tappe miste e il riposo di Tolosa, si entra ufficialmente nella seconda metà della corsa. La dodicesima frazione del Grande Giro francese proietta il gruppo nel cuore dei Pirenei, aprendo il sipario sulle prime grandi montagne di questa edizione. E lo fa con una tappa che si preannuncia decisiva non solo per la classifica generale, ma anche per le ambizioni personali di chi è ancora in cerca di un’affermazione parziale.

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La tappa, lunga e impegnativa, misura 180,6 km con partenza da Auch e arrivo in salita a Hautacam, uno degli arrivi più iconici e temuti di tutta la catena pirenaica. Un palcoscenico perfetto per vedere all’opera i grandi favoriti, ma anche un terreno fertile per gli attaccanti in cerca di gloria. Il disegno altimetrico della tappa presenta due volti distinti con un avvio relativamente tranquillo e una seconda parte brutale, dove la fatica si accumula chilometro dopo chilometro e i margini d’errore si azzerano. I primi 90 km scorrono via senza troppe complicazioni. Lasciata la cittadina di Auch, il gruppo si dirige su un terreno leggermente ondulato, adatto a formare la fuga di giornata. È questa la fase ideale per chi vuole tentare l’azione da lontano. Dquadre con uomini fuori classifica, cacciatori di tappe, scalatori alla ricerca di punti per la maglia a pois troveranno in questa parte del tracciato l’ambiente adatto per costruire un margine da gestire nei chilometri successivi. Il primo segnale d’allarme arriva con la Cote de Labatmale (1,3 km al 6,3%, con punte al 10,3%), collocata al km 91. È il primo GPM di giornata, una salita breve e secca che più che fare selezione serve a preparare il gruppo psicologicamente a ciò che verrà. Subito dopo, il traguardo volante di Benejacq (km 96,4) segna il termine della fase interlocutoria della tappa. Dopo il traguardo volante, inizia la lunga transizione verso la parte più impegnativa della tappa. La strada comincia a salire, prima dolcemente, poi con pendenze sempre più dure. Al km 122,3 si raggiunge il punto chiave: l’attacco al Col du Soulor. Questa salita è la prima vera montagna del Tour 2025. Con i suoi 11,8 km al 7,3% di media (punte al 18,8%), il Col du Soulor rappresenta un vero banco di prova per chi punta alla maglia gialla. Si sale fino a 1474 metri e qui si inizierà a capire chi ha le gambe per resistere, e chi invece dovrà già cominciare a limitare i danni. Dopo una discesa tecnica e veloce che riporta i corridori sotto i 900 metri di quota, non c’è tempo per recuperare. Il gruppo si trova subito davanti il Col des Borderes, breve ma intenso (3,1 km al 7,7%, con punte al 14,3%), questo secondo GPM serve a riaccendere la selezione. Un trampolino perfetto per chi volesse iniziare ad allungare prima della salita finale. La discesa che segue è lunga e spezzata da alcuni tratti pianeggianti, ma non offre vero respiro. Arrivati ad Argeles-Gazost, il gruppo imbocca immediatamente l’ascesa verso Hautacam, il gran finale di giornata. Quella che li attende è una delle salite più dure di tutta la corsa: 13,5 km al 7,8% di media, con numerose rampe oltre il 10% e un tratto finale spietato in cui la strada non perdona. Il massimo della pendenza si tocca al 15,7%, e la fatica si fa sentire tutta nei 5 km conclusivi, i più duri. La strada è stretta, tortuosa, senza ombra, ideale per attacchi, perfetta per affondare il colpo se le gambe rispondono. Il traguardo è posto a 1520 metri di altitudine, su un valico che in passato ha deciso edizioni del Tour con azioni memorabili. Quest’anno potrebbe essere il palcoscenico per la prima vera esplosione della lotta alla maglia gialla.

Il leader designato resta Tadej Pogacar, anche se le sue condizioni fisiche sono tutt’altro che ideali. Le cadute dei giorni scorsi gli hanno lasciato contusioni e abrasioni che potrebbero limitarlo nei tratti più esplosivi. Tuttavia, lo sloveno ha già dimostrato di saper gestire le situazioni di crisi e, in salita, resta l’uomo da battere. La sua vera incognita è la squadra. Joao Almeida è fuori gioco, e Adam Yates è reduce da problemi fisici che lo rendono poco affidabile. Pogacar rischia dunque di dover affrontare la parte finale della tappa da solo, contro squadre molto più attrezzate. Il principale avversario è, come sempre, Jonas Vingegaard. Il danese si trova per la prima volta su un terreno che gli è pienamente favorevole, con una squadra in forma smagliante al suo fianco. Sepp Kuss e Simon Yates sono apparsi in grande crescita, e Matteo Jorgenson è pronto a inserirsi nella lotta con compiti da jolly. La Visma potrebbe giocare su più tavoli: mandare un uomo in avanscoperta (Kuss o Yates), costringere Pogacar a esporsi, e poi lanciare l’attacco del proprio capitano nei chilometri finali. Una strategia già collaudata in passato, che potrebbe trovare nuova applicazione proprio su Hautacam. Non va dimenticato Remco Evenepoel. Il belga, pur senza essere un vero scalatore, ha dimostrato solidità nelle tappe di media montagna e potrebbe trovare nella regolarità la chiave per limitare i danni. Privato di alcuni elementi chiave, può però contare su Van Wilder e Valentin Paret-Peintre, che potrebbero inserirsi in azioni da lontano. Se Pogacar e Vingegaard dovessero guardarsi troppo, Evenepoel potrebbe inserirsi da terzo incomodo. Lo scenario più favorevole per lui è una corsa controllata ma non esasperata, in cui l’azione decisiva tarda ad arrivare e i favoriti si marcano troppo.

Florian Lipowitz, dopo un’ottima prima parte di Tour, si propone come una delle possibili sorprese della tappa. Il giovane tedesco corre senza troppa pressione e potrebbe tentare un’azione da lontano, sfruttando il suo distacco in classifica. Primoz Roglic è un’altra incognita. Finora non ha lasciato il segno, ma l’esperienza e il fiuto del campione potrebbero permettergli di sfruttare un eventuale rallentamento dei big. Felix Gall, Oscar Onley, Guillaume Martin, Enric Mas e Ben O’Connor sono altri nomi da tenere d’occhio, ciascuno con motivazioni diverse ma tutti capaci di inserirsi nel vivo dell’azione. La tappa offre un’altra possibile chiave di lettura: quella della fuga vincente. Con i big concentrati sulla classifica e sulle marcature reciproche, un gruppetto partito nei primi chilometri potrebbe giocarsi la vittoria. I nomi in lizza sono numerosi e di qualità: Thymen Arensman, Michael Storer, Lenny Martinez (in maglia a pois) sono i più accreditati, ma non sono gli unici.

La tappa numero 12 del Tour de France 2025 rappresenta un primo spartiacque per la corsa. Hautacam è salita vera, salita da classifica, salita da campioni. Chi vuole ambire alla vittoria finale non può nascondersi. Chi spera in una giornata di gloria dovrà avere il coraggio di attaccare. E chi non è al 100%, rischia di perdere il treno dei migliori.

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