11.8 C
Milazzo

Tour de France 2025 – Analisi 16a tappa – Montpellier-Mont Ventoux (km 171,5)

Pubblicato il :

Montpellier – La terza settimana del Tour de France 2025 si apre con il rombo di una leggenda. La Grande Boucle torna a scalare il Mont Ventoux, una delle salite più iconiche della storia del ciclismo. Una tappa lunga 171,5 km, da Montpellier fino ai 1910 metri del Monte Calvo, che segna il ritorno del Ventoux come arrivo di tappa dopo ben nove anni, quando nel 2016 fu Chris Froome il protagonista assoluto e controverso, in quell’indimenticabile episodio a piedi dopo lo scontro con una moto in mezzo al caos del pubblico. Questa volta ci si augura che la cronaca parli solo di sport, e tutto lascia intendere che i grandi nomi della classifica generale daranno spettacolo su un traguardo che può lasciare il segno, tanto a livello simbolico quanto in chiave Maglia Gialla.

- Advertisement -

Il disegno della tappa parla chiaro. 135 km di pianura e strade dritte, ideali per lasciar spazio alla fuga ma senza reali difficoltà altimetriche fino alle pendici del Ventoux. Unico punto di interesse, se si esclude l’elemento tattico del vento laterale (che potrebbe anche causare ventagli nella zona di Uzes e Chateauneuf-du-Pape), è il traguardo volante posto a 59,1 km dal traguardo, utile soprattutto a chi insegue la Maglia Verde. Poi, dal paese di Saint-Esteve, inizierà l’ascesa vera e propria lungo il versante classico di Bedoin, 15,7 km di salita al 8,8% di pendenza media, con picchi oltre il 12%. Un inferno graduale. I primi 8 km sono i più duri, immersi nella foresta con pendenze costanti attorno al 9-10%; poi, una breve “pausa” attorno al Chalet Reynard con tratti più pedalabili (6-7%), prima del gran finale nel caratteristico paesaggio lunare battuto spesso dal vento e di nuovo oltre il 9% fino all’arrivo.

La narrativa di giornata sarà inevitabilmente centrata sulla sfida eterna tra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, i due uomini che dominano le grandi montagne del ciclismo moderno. Pogacar, leader incontrastato della corsa, ha finora mostrato una superiorità disarmante su ogni terreno e cercherà di togliersi una spina del passato. Nel 2021 fu proprio sul Ventoux che lo sloveno accusò una rara crisi dopo un attacco feroce del danese. Stavolta però i rapporti di forza sembrano invertiti. Pogacar indossa la Maglia Gialla con oltre quattro minuti di vantaggio su Vingegaard, ed è apparso imprendibile sulle salite più dure. Per lui, conquistare il Ventoux vorrebbe dire chiudere un cerchio simbolico e consolidare ulteriormente la sua corsa verso Parigi. Per Vingegaard, invece, questa 16a tappa è una delle ultime opportunità per ribaltare il Tour. Il corridore della Visma-Lease a Bike è arrivato secondo in tre tappe sinora, sempre battuto da Pogacar, ma mai domo. Forte di una squadra solida, con uomini come Sepp Kuss, Simon Yates e Matteo Jorgenson, potrebbe giocarsi tutto oggi, cercando magari un attacco a lunga gittata o un forcing anticipato. Ma le poche difficoltà prima della salita rendono difficile ogni azione che non sia sul faccia a faccia finale. Dietro i due mostri sacri, il Tour 2025 ha comunque mostrato una nuova generazione di scalatori pronta a farsi largo. Su tutti Florian Lipowitz, il tedesco della Red Bull-Bora-Hansgrohe, attualmente terzo in classifica generale e in possesso della Maglia Bianca. Lipowitz ha dimostrato costanza e solidità nelle salite lunghe, e anche oggi dovrebbe essere nel gruppo dei migliori. Con lui anche Primoz Roglic, che ha adottato finora una strategia attendista, correndo con intelligenza e preservando energie. Il suo obiettivo è rientrare nella top5 e magari cogliere un successo di tappa e il Ventoux, per caratteristiche e gestione, è una montagna alla sua portata. Felix Gall, Tobias Johannessen e Oscar Onley sono altri nomi da tenere d’occhio. I primi due, in particolare, hanno mostrato ottima gamba e propensione all’attacco. Il britannico Onley, dal canto suo, sembra in costante crescita ed è uno dei più regolari fin qui. Per loro, oltre alla top5, la tappa può diventare occasione per cercare gloria personale se i big si marcano a vicenda. Più in difficoltà potrebbero trovarsi Kevin Vauquelin, brillante ma non proprio a suo agio sulle salite lunghe e regolari, e Carlos Rodriguez, uno dei grandi assenti sinora in questo Tour. Lo spagnolo dell’Ineos non ha mai brillato, ma ha spesso avuto un colpo solo in canna nelle ultime settimane dei GT, oggi può essere un’occasione. Le pendenze del Ventoux fanno inevitabilmente pendere la bilancia verso i big, ma una fuga potrebbe comunque arrivare in fondo se ben costruita e se il gruppo dei favoriti deciderà di attendere il tratto più duro per muoversi. In quel caso, corridori con buone doti in salita e un margine iniziale potrebbero giocarsela fino in cima. Lenny Martinez, attuale Maglia a Pois e già vincitore della CIC Mont Ventoux nel 2023, ha tutte le carte in regola per provarci. Ma attenzione anche a Thymen Arensman, già protagonista a Superbagnères e spesso all’attacco quando il gioco si fa duro.

Il ritorno del Mont Ventoux come arrivo di tappa non è solo un fatto tecnico. È un richiamo alla leggenda, alla mitologia del Tour, a luoghi dove si sono decise carriere e scritte pagine indelebili. Da Tom Simpson nel 1967 a Marco Pantani nel 2000, da Richard Virenque nel 2002 a Chris Froome nel 2013 e nel 2016, ogni epoca ha avuto il suo Ventoux. Nel 2025, quel testimone passa a Tadej Pogacar, Jonas Vingegaard e a una nuova generazione che sogna di scrivere la propria firma in cima a una montagna che non perdona, che non ha ombra, che toglie il fiato, ma regala gloria eterna.

- Advertisement -

Articoli Correlati

- Advertisement -spot_img
- Advertisement 4 -spot_img