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Tour de France 2025 – Analisi 18a tappa – Vif-Courchevel (km 171,5)

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Vif – La 18a tappa potrebbe chiudere i giochi oppure stravolgere la classifica generale. Il tracciato, da Vif a Courchevel, non lascia dubbi: sarà la regina delle tappe alpine. In programma ci sono 5450 metri di dislivello, tre salite classificate “hors catégorie” e il traguardo posto in quota, al termine della durissima ascesa al Col de la Loze, che con i suoi 2304 metri di altitudine rappresenta il punto più del Tour 2025. Una tappa mostruosa, tanto nell’altimetria quanto nel contesto. A quattro giorni dall’arrivo a Parigi, le energie iniziano a mancare, le distanze tra i migliori sono ormai minime e le gerarchie sembrano ancora in parte fluide. Per questo, Courchevel potrebbe diventare sinonimo di gloria o rovina. E se i due fenomeni Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard sono pronti all’ennesimo duello, in tanti proveranno ad approfittare della durezza del percorso per sorprendere, ribaltare o semplicemente sopravvivere. Il tracciato da Vif a Courchevel misura 171,5 km, ma non ha praticamente tratti di vera pianura dopo i primi chilometri. Si sale quasi ininterrottamente, salvo alcune discese insidiose e pochi tratti di respiro. La prima parte della tappa è interlocutoria con circa 10 km piatti e poi una leggera salita fino a Riouperoux, dove si trova il traguardo volante. Da lì, la strada spiana brevemente fino a Le Verney e poi comincia la prima vera salita di giornata, il Col du Glandon. Dopo un primo settore molto duro, 6 km tra l’8% e il 9%, con punte oltre il 10%, arrivano due tratti di discesa che spezzano l’ascesa in tre tronconi. Il secondo segmento, di 8 km, è impegnativo soprattutto nella prima parte, mentre il terzo di 2,7 km è regolare al 7%. Una salita spezzettata ma molto dispendiosa, che già potrà operare una prima selezione tra gli uomini di classifica e che offrirà anche terreno a eventuali attacchi da lontano. Dalla vetta del Glandon si scende per oltre 20 km verso La Chambre, dove inizierà immediatamente la seconda asperità di giornata, il Col de la Madeleine. La pendenza non ha mai cali importanti e si mantiene per lunghi tratti attorno all’8%, rendendo la salita molto selettiva e ideale per gli scalatori puri. Alla vetta, situata a 2000 metri di quota, mancheranno ancora 67 km al traguardo. La discesa successiva sarà tecnica, irregolare e non priva di insidie. Poi, dopo un fondovalle vallonato e nervoso di circa 15 km, si entrerà nel tratto decisivo della tappa. Un’ascesa lunghissima e micidiale, affrontata dal lato di Courchevel. È una delle salite più spettacolari e imprevedibili dell’arco alpino. I primi 12 km sono costantemente al 7%, poi un tratto intermedio più pedalabile porta al segmento finale, che comincia con una rampa di 1300 metri all’11%, seguita da 500 metri in leggera discesa. Da lì in poi, fino all’arrivo, le pendenze tornano tra l’8% e il 9%, ma si pedala oltre i 2000 metri di altitudine, in condizioni durissime. Il traguardo è fissato a 2304 metri. Il grande tema della giornata sarà inevitabilmente lo scontro tra Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, dominatori annunciati delle salite e finora imprendibili per tutti gli altri. Lo sloveno della UAE Emirates, pur con qualche lieve flessione nella terza settimana, ha ancora un vantaggio rassicurante e soprattutto non ha mai mostrato vere crepe. Vingegaard, dopo un inizio più prudente, appare invece in netta crescita. Lo ha dimostrato sul Mont Ventoux e nelle tappe pirenaiche. La tappa di Courchevel, con le sue pendenze irregolari e l’altitudine elevata, sembra fatta su misura per lui. Il danese della Visma-Lease a Bike dovrà attaccare, magari sfruttando anche l’aiuto della squadra per preparare il terreno. La Visma potrà infatti contare su Matteo Jorgenson e Tiesj Benoot, pronti a inserirsi in eventuali fughe per fungere da appoggio nel finale. Il piano sarà quello già visto in passato: mettere un gregario davanti e poi sganciare Vingegaard nel punto più duro. Ma riuscirci con uno come Pogacar è tutt’altro che scontato. Alle loro spalle, si infiamma la battaglia per il podio. Florian Lipowitz, maglia bianca e autentica rivelazione del Tour, vuole difendere il terzo posto assoluto. Alle sue spalle c’è Primoz Roglic, in crescita evidente e con l’esperienza per gestire la lunga tappa alpina. Il quarto posto è occupato da Oscar Onley, giovane talento del Team Picnic PostNL, che sul Mont Ventoux ha mostrato i primi segnali di difficoltà. La pressione ora è su di lui e dovrà difendersi, ma Courchevel non è terreno per chi aspetta. Lo scivolamento in classifica è un rischio reale, anche perché Roglic dista solo 38″. Più indietro, ma ancora in zona top-10, si muove un gruppo di outsider con obiettivi diversi: Ben Healy, Tobias Johannessen, Carlos Rodriguez, Felix Gall, Kévin Vauquelin. Come già accaduto in altre tappe montane, anche oggi una fuga da lontano potrebbe trovare spazio, almeno fino alla salita finale. I distacchi in classifica e la durezza del tracciato favoriscono azioni coraggiose, soprattutto da parte di corridori liberi da vincoli di classifica. Ben Healy, già vincitore di tappa e protagonista di mille attacchi, sarà certamente della partita. Con lui Carlos Rodriguez, Johannessen, Gall, Vauquelin, e Lenny Martinez, che ha anche l’obiettivo della maglia a pois. In ottica di classifica GPM, quella di oggi è una tappa cruciale,infatti i punti in palio sono tantissimi e ogni vetta sarà un traguardo intermedio. Ci riproveranno anche Arensman e Paret-Peintre, entrambi già vincenti in questo Tour, così come Enric Mas e Ben O’Connor, in cerca di riscatto per sé e per le rispettive squadre, Movistar e Jayco. Attenzione anche a nomi come Santiago Buitrago, Michael Woods, Guillaume Martin, Julian Alaphilippe, Emanuel Buchmann e Ion Izagire, tutti hanno le caratteristiche adatte e pochi scrupoli nell’attaccare da lontano.

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Sul Col de la Loze Pogacar vuole chiudere i conti, Vingegaard vuole riaprirli. Lipowitz vuole difendere il podio, Roglic riscrivere il finale. Tutti gli altri, da Healy a Gall, da Martinez a Arensman, cercheranno la gloria in fuga.

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