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Tour de France 2025 – Analisi 21a tappa – Mantes La Ville-Parigi (km 132,3)

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Si torna sugli Champs-Elysees, ma con Montmartre sarà spettacolo vero

Parigi – Dopo la pausa forzata dello scorso anno, dettata dai Giochi Olimpici di Parigi 2024, la Grande Boucle ritrova l’arrivo sugli Champs-Elysees per celebrare il 50° anniversario del primo traguardo all’ombra dell’Arco di Trionfo. Ma questa volta non ci sarà spazio per la consueta passerella dei velocisti. Il gran finale sarà acceso, incerto e selettivo, con un circuito conclusivo che prevede ben tre passaggi sulla salita di Montmartre, lo strappo reso celebre proprio durante l’olimpiade.

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La 21a tappa partirà da Mantes-la-Ville e si snoderà per 132,3 km tutt’altro che banali. Già dopo pochi chilometri si salirà sulla Cote de Bazemont (1,7 km al 7%). Dopo una fase centrale più scorrevole, il gruppo affronterà un nuovo scoglio, la Cote du Pavé des Gardes, un “muro” di 700 metri con pendenza media del 9,7%, situato poco prima dell’ingresso nel territorio parigino. Da lì, al km 61,6, si transiterà per la prima volta sotto il traguardo degli Champs-Elysees, preludio a una parte finale completamente nuova. I corridori affronteranno dapprima tre giri del tradizionale circuito parigino da 6,8 km, con il traguardo volante piazzato al km 75,9. Poi, dal quarto passaggio in avanti, tutto cambierà. Verrà introdotto un anello più ampio da 16,8 km che includerà la Cote de la Butte Montmartre (1,1 km al 5,9%), salita tecnica e affascinante che si affronterà tre volte. L’ultimo scollinamento, situato a 6 km dal traguardo, sarà probabilmente decisivo per determinare l’esito della corsa. A -5 km dal traguardo scatterà la zona neutralizzata per la classifica generale, e l’ultimo chilometro sarà segnato da una curva secca a destra in Place de la Concorde.

Il grande protagonista atteso è ovviamente Tadej Pogacar (UAE Emirates XRG), ormai a un passo dal suo quarto trionfo al Tour de France. Lo sloveno, pur in Maglia Gialla, ha mostrato un rendimento meno brillante rispetto alle sue edizioni precedenti, e potrebbe anche scegliere di vivere questa giornata come una celebrazione più che una battaglia. Ma se dovesse decidere di attaccare, la salita di Montmartre rappresenterebbe un’occasione perfetta per una delle sue classiche azioni da finisseur. Alle sue spalle, molti sognano il colpaccio. Nella stessa UAE, Jhonatan Narvaez è apparso in grande condizione nelle ultime settimane e potrebbe essere l’uomo giusto per una tappa nervosa come questa. Attenzione anche a Tim Wellens, sempre all’attacco durante questo Tour e perfettamente a suo agio su percorsi mossi. Dalla Visma-Lease a Bike, occhi puntati su Wout Van Aert, alla ricerca di un guizzo che possa riscattare un Tour piuttosto anonimo, e su Jonas Vingegaard, in crescita di condizione e in grado di dire la sua se la corsa dovesse accendersi sugli strappi. La lista dei pretendenti è lunga. Julian Alaphilippe (Tudor) sogna il colpo in una tappa disegnata per le sue caratteristiche, mentre Axel Laurance (Ineos Grenadiers) potrebbe regalare una sorpresa, come già fatto in altri contesti simili. Occhio anche a Romain Gregoire (Groupama-FDJ), se recuperato dalla caduta nella tappa di ieri, e al compagno Valentin Madouas, terzo nella prova olimpica del 2024 proprio su queste strade. Tra i francesi, da segnalare anche Benjamin Thomas (Cofidis), Anthony Turgis e Mathieu Burgaudeau (TotalEnergies), che cercheranno di accendere la corsa in nome del tricolore. I velocisti non sono del tutto tagliati fuori. Il tracciato è duro, ma non proibitivo, e le squadre hanno organici completi per controllare la corsa. Kaden Groves (Alpecin-Deceuninck) è in forma smagliante dopo il successo a Pontarlier e potrebbe approfittare di una corsa più compatta nel finale. Jonathan Milan, già sicuro della Maglia Verde, vorrebbe chiudere il Tour con un altro acuto, ma i tre passaggi a Montmartre rappresentano un’insidia concreta. Al suo fianco, però, ha un team fortissimo con Simmons, Stuyven e Nys, tutti in grado di tenere la corsa cucita. Biniam Girmay (Intermarché-Wanty) è apparso affaticato e acciaccato dopo la caduta, ma è corridore da percorsi tecnici e può ancora dire la sua. In cerca di rivincita anche Phil Bauhaus (Bahrain Victorious), uno dei pochi sprinter capaci di resistere sulle salite brevi. Più difficile il compito per Tim Merlier (Soudal Quick-Step) e Jordi Meeus (Red Bull-Bora-hansgrohe), mentre tra i nomi da tenere d’occhio ci sono Laurence Pithie, Paul Penhoêt, Fred Wright, Magnus Cort e Jake Stewart. Per l’Italia, potrebbe essere la giornata giusta per Vincenzo Albanese (EF Education-EasyPost), ma anche per Davide Ballerini (XDS Astana) e Matteo Trentin (Tudor), se le gambe risponderanno. Da non escludere nemmeno la possibilità di una fuga da lontano, favorita dal tracciato nervoso e dalla possibilità che i velocisti non riescano a tenere la corsa compatta. Tra i nomi più credibili per un attacco anticipato ci sono Bruno Armirail (Decathlon Ag2R La Mondiale), Jonas Abrahamsen (Uno-X Mobility), Ewen Costiou (Arkéa-B&B Hotels) e Luke Plapp (Jayco-AlUla). Sarà, dunque, una tappa tutt’altro che scontata.

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