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NEONATO morì all’ospedale di Taormina: DOPO 10 ANNI MEZZO MILIONE DI RISARCIMENTO 

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Il Tribunale di Messina ha stabilito la responsabilità dell’Azienda sanitaria provinciale di Messina nella morte di un neonato, deceduto nel 2012 all’ospedale “San Vincenzo” di Taormina a seguito di un’infezione contratta nel presidio. La sentenza, pronunciata dal giudice Paolo Petrolo della Seconda sezione civile, accoglie la richiesta di risarcimento avanzata dalla madre del bambino e condanna l’Asp a versare oltre mezzo milione di euro. L’importo comprende 442.822 euro rivalutati secondo gli indici Istat, interessi legali, circa 16.000 euro di spese di giudizio e ulteriori somme per le consulenze tecniche.

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La donna, assistita dall’avvocato Michele Bartoli di Catania, aveva presentato la domanda al Tribunale a gennaio del 2015. Dopo dieci anni di rinvii, la vicenda si è conclusa con una decisione favorevole al ricorrente.

Il bambino era nato il 21 novembre 2011 nel reparto di Pediatria del “San Vincenzo” e, nello stesso giorno, era stato trasferito in Cardiochirurgia pediatrica per un intervento programmato a causa di una “malformazione congenita che era stata diagnosticata già durante la gravidanza. Nonostante i rischi la donna aveva deciso di portare avanti la gravidanza confortata anche dal fatto che si era parlato anche di un possibile intervento grazie alle convenzioni con centro specializzati

Il piccolo era stato ricoverato subito la nascita per l’intervento che si è svolto senza intoppi e con risultati positivi. Anche un secondo intervento considerato di routine era andato in modo positivo ma il neonato ha contratto un’infezione ospedaliera da Klebsiella Pneumoniae, che ha provocato febbre alta e un rapido peggioramento delle condizioni generali culminando nella morte il 15 novembre 2012 a causa di uno shock settico quanto il bimbo avrebbe dovuto compiere pochi giorni dopo un anno di vita. Nella consulenza di un team di esperti si evince che «i cardiochirurghi dell’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Taormina sono correttamente intervenuti nella correzione palliativa dell’affezione mediante la procedura ibrida di Norwood» e che «non è possibile stabilire le occasioni del contagio».

(Giovanni Luca Perrone)

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