Una condanna ad un anno pone fine ad una vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto come imputato un uomo di Firenze di 75 anni accusato di gravi atti persecutori, anche a sfondo sessuale, e minacce nei confronti di una giovane donna di Barcellona, attiva sui social media, la quale segnalava alla Procura di Barcellona che dal mese di aprile 2023, uno dei suoi follower, tale Claudio G. che poi grazie alle indagini si scoprirà che ha 75 anni, avrebbe iniziato a contattarla tramite la sua e-mail personale, e a lasciare commenti assidui ai contenuti da lei pubblicati sui social oggetto di un autentico incubo online. Nonostante il blocco dei contatti, l’indagato avrebbe continuato a inviare circa venti e-mail al mese. In particolare, nell’agosto 2023, già dopo la denuncia, la giovane vittima, difesa dal legale Elisa Pancaldo, segnalava agli inquirenti un ulteriore messaggio lungo 14 pagine, contenente accuse infondate e riferimenti a un concorso di bellezza. Inoltre, altre comunicazioni avrebbero avuto contenuti minatori, con minacce di rovinarla economicamente. Il comportamento sessista e volgare dell’uomo aveva provocato uno stato di forte agitazione, timore per la propria incolumità e la necessità di modificare le proprie abitudini di vita. Dopo una prima misura cautelare di divieto di avvicinamento alla vittima, l’indagato si trovava , a seguito dell’aggravamento della misura cautelare disposta dal gip Giuseppe Caristia, confinato agli arresti domiciliari, con il processo già avviato con il rito immediato dinanzi alla giudice monocratica Anna Elisa Murabito del Tribunale di Barcellona. La giovane, supportata dalla sua famiglia, aveva descritto un quadro di molestie sistematiche: inizialmente complimenti insistenti che avevano poi lasciato spazio a sgradevoli dichiarazioni d’amore, che presto si sono trasformate in minacce con riferimenti personali, talvolta offensivi, culminati in messaggi di contenuto sessuale e minatorio che hanno fatto temere alla vittima ritorsioni dell’uomo il quale affermava di aver già prenotato voli per Catania per raggiungere la vittima. Le indagini, coordinate dalla sostituta procuratrice Veronica De Toni, hanno consentito di identificare l’indagato come l’autore delle e-mail e dei messaggi. La Polizia postale di Messina ha accertato che l’indirizzo IP e le utenze telefoniche utilizzate per contattare la vittima erano riconducibili al toscano. Sulla base delle evidenze raccolte, il gip Giuseppe Caristia aveva inizialmente disposto il divieto di avvicinamento, con l’obbligo di mantenere una distanza di almeno 500 metri dalla vittima e di non comunicare con lei attraverso alcun mezzo. Come ulteriore misura di controllo, era stato previsto l’utilizzo del braccialetto elettronico, al quale l’indagato aveva inizialmente acconsentito.

L’anziano però non avrebbe indossato il dispositivo. Questo aveva portato il gip a disporre l’aggravamento della misura che aveva portato l’uomo agli arresti domiciliari. La difesa dell’uomo, rappresentato dall’avvocato Diego Foti, aveva chiesto di patteggiare la pena a 1 anno, 2 mesi e 20 giorni ma era stata respinta dal pubblico ministero ritenendo la pena non congrua rispetto alla gravità delle condotte. Si è quindi arrivati al processo immediato davanti alla giudice monocratica Anna Elisa Murabito che si è concluso con la condanna ad un anno e al risarcimento dei danni alla giovane vittima barcellonese.
(Giovanni Luca Perrone)



