Non passa al Consiglio Metropolitano di Messina, presieduto dal sindaco metropolitano Federico Basile, la costituzione della azienda speciale “Servizi Sociali Peloritani”, ideata per assorbire i servizi sociali della provincia, oggi appaltati a Cooperative con 690 dipendenti.
Si sarebbe trattato di approvare lo Statuto della azienda speciale, destinata a gestire in house i servizi in luogo delle attuali cooperative sociali, ma la lunga discussione in Aula ha fatto emergere, da parte di alcuni consiglieri, criticità relative alla lacunosità del documento con riferimento ai costi ed alle relative fonti di copertura, con accuse ai revisori dei conti.

In tal senso, l’intervento del consigliare Carmelo Pietrafitta, che ha avuto da dire sulla relazione accompagnatoria della dirigente Anna Maria Tripodo perché poco chiara sull’aspetto economico-finanziario, anche per la mancanza del piano triennale delle spese ex art. 114 TUEL, per Basile non applicabile in questa fase, che prospetterebbe futuri disequilibri dannosi per la Città Metropolitana.
Sulla stessa linea, la consigliera Ilenia Torre, che, alla insufficiente trasparenza finanziaria della proposta e preoccupazione per gli squilibri e le conseguenti responsabilità del Consiglio, aggiunge l’incompetenza dell’Ente su quasi tutti i servizi della costituenda società con dubbi sulla economicità dell’operazione e sulla regolarità dei compensi agli organi sociali, sui quali i revisori si sarebbero espressi “in maniera diplomatica”.
E i revisori sono stati tirati in campo anche dal consigliere Felice Calabró, in quanto, a suo dire, la loro relazione, diversamente da quello che è stato, “leggendola bene, si doveva concludere con parere negativo”. Ma ha anche manifestato i suoi dubbi circa il rispetto del progetto dei principi di economicità, efficacia ed efficienza previsti per l’azione della pubblica amministrazione, dal momento che gli attuali servizi resi dalle cooperative sono tutti “adeguati”, come sarebbe emerso dalle valutazioni di gradimento delle famiglie e degli istituti scolastici per il periodo 2024-2025. Una situazione che secondo Calabró sarebbe “certamente migliorabile, ma di concerto e in maniera condivisa” e con riferimento agli emendamenti, presentati dal consigliere Domenico Santisi e Pietrafitta, ha detto che “non è possibile emendare ció che va stracciato”.
Cosa che per il presidente Basile si sarebbe potuta fare durante i lavori consiliari, essendovene stati tempo e modo, chiarendo che non si può parlare ora di squilibri finanziari, perché questo è un problema che riguarderà una fase successiva, che, come ribadito dalla segretaria generale Rossana Carrubba, sarà il bilancio 2026-2028, dato che gli appalti alle cooperative scadranno a giugno 2026.
Sulla economicità si è pronunciata invece la dirigente Tripodo, per la quale tale elemento, necessario all’internalizzazione dei servizi, sarebbe raggiunta dal momento che i costi dell’appalto sarebbero superiori in quanto stadardizzati, mentre quelli in house no.
Rassicurazioni che però si sono rilevate vane, perché la proposta ha ricevuto il voto contrario dei consiglieri Alberto Ferraù, Giuseppe Calabrò, Francesco Perdichizzi, Carmelo Pietrafitta, Alessandra Milio, Felice Calabrò e Ilenia Torre, e quindi con 7 voti favorevoli e 7 contrari non è passata (assente Libero Gioveni).
La CISL FP di Messina, presente tra il pubblico con i suoi rappresentanti Giovanni Ingemi e Antonio Rodio, tira un sospiro di sollievo perché si dice preoccupata riguardo al destino dei 690 dipendenti delle cooperative appaltatrici dei servizi sociali provinciali. Il sindacato auspica un maggiore coinvolgimento per garantire la continuità lavorativa dei dipendenti delle cooperative coinvolte nei servizi Asacom, trasporto disabili e assistenza igienico-sanitaria, attraverso le clausole sociali di salvaguardia per la continuità lavorativa.
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