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L’INFINITO IN UN PUNTO: a Basilea il “Viaggio oltre lo Specchio” di YAYOI KUSAMA

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Alla Fondazione Beyeler una retrospettiva monumentale che svela l’anima segreta della “Sacerdotessa dei Pois”. Dietro la giocosità dei colori si nasconde il trauma atomico e una ricerca mistica che sfida i confini del tempo.

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Non sono solo pallini. Non sono solo specchi. Quello che va in scena alla Fondazione Beyeler di Riehen/Basilea è l’anatomia di un’ossessione che dura da quasi un secolo. La mostra dedicata a Yayoi Kusama, l’artista vivente più celebre del pianeta, è la prima tappa di un tour europeo che toccherà anche Colonia e Amsterdam, portando con sé oltre trecento opere che raccontano una vita vissuta sul crinale tra allucinazione e genio.

​A 96 anni, Kusama è un’icona pop globale, ma la rassegna curata da Leontine Coelewij, Stephan Diederich e Mouna Mekouar scava ben oltre la superficie della sua parrucca fucsia. Il percorso parte da lontano, dai disegni di una Kusama bambina nella città natale di Matsumoto. Sono gli anni della Seconda Guerra Mondiale, del Giappone ferito dall’atomica: un trauma che segnerà indelebilmente la sua ricerca.

​Le opere degli anni Cinquanta, tra acquerelli raffinati e prime sperimentazioni, mostrano già l’esigenza di evadere verso l’infinito. Un desiderio che la porterà a New York, dove diventerà la musa delle avanguardie, stimata persino da Lucio Fontana (che finanziò le sue celebri sfere alla Biennale di Venezia del 1966).

​Il visitatore non è un semplice osservatore, ma un naufrago in un mare di forme. Per la prima volta in Europa arrivano 130 lavori mai visti prima, oltre a una nuova “Infinity Mirror Room” concepita appositamente per questo ciclo espositivo.

​La forza della mostra risiede nel mostrare la multidisciplinarità totale di Kusama: dalla pittura alla scultura, dalla moda al cinema, fino alla letteratura. Un catalogo prestigioso, che vanta firme come il filosofo Emanuele Coccia e lo scienziato Stefano Mancuso, accompagna questa immersione, cercando di spiegare come la biologia e la filosofia si intreccino nei suoi celebri polka dots.

​L’articolo di fondo che emerge dalla rassegna svizzera è un monito: non lasciatevi ingannare dall’apparente allegria delle zucche colorate. Il lavoro di Kusama è un corpo a corpo continuo con i concetti di vita e morte. L’autocancellazione del sé attraverso la ripetizione infinita di punti è un atto spirituale, un anelito alla trascendenza nato per curare le ferite di una donna che ha attraversato le tragedie del XX secolo. ​Kusama si conferma un’artista libera, impossibile da incasellare nelle sole categorie dell’arte orientale o della Pop Art. È, semplicemente, un universo a sé stante che continua a espandersi.

​IL TOUR DELL’ARTISTA

​Prima tappa: Fondazione Beyeler, Basilea (Svizzera)

​Tappe successive: Museum Ludwig (Colonia) e Stedelijk Museum (Amsterdam)

​Curiosità: In mostra anche i rari disegni infantili e i materiali d’archivio sui suoi celebri happening newyorkesi.

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