L’assemblea cittadina “Insieme per la Palestina”, convoca un’assemblea pubblica che si terrà domani, venerdì 16 gennaio alle ore 18, presso la Camera del Lavoro di Milazzo. Presente l’attivista Freedom Flotilla Elisabeth Di Luca e per l’organizzazione di iniziative del gruppo 𝗕𝗗𝗦 – 𝗠𝗶𝗹𝗮𝘇𝘇𝗼, la cui creazione «nasce dalla consapevolezza che servono strumenti collettivi concreti per intervenire su queste dinamiche: informazione, boicottaggio, pressione istituzionale e monitoraggio dei legami economici che uniscono i nostri territori alle industrie della guerra».

“Fatti come l’operazione coordinata dalla Procura di Genova contro le associazioni palestinesi e basata per lo più su informazioni fornite da Israele stesso e la negata autorizzazione al gemellaggio tra Gaza e Riace ad opera del ministro Tajani, non sono azioni disorganiche né operazioni alla cieca. Sono tasselli di una strategia ampia e coerente, volta ad affermare la legittimità dei rapporti tra il Governo italiano e quello israeliano mediante lo smantellamento delle reti di associazioni, organizzazioni e individui che praticano solidarietà con il popolo palestinese. Tutto ciò ad nell’ottica del più ceco servilismo- si legge in un documento del direttivo-.
Ciò si concreta in un sistema che, da un lato, vede la politica e i mass-media lavorare incessantemente per far passare l’idea che chiunque organizzi, partecipi o anche solo sostenga manifestazioni e iniziative a favore dell’autodeterminazione del popolo Palestinese, sia un terrorista, dall’altro lato, vengono poste in essere azioni concrete e mirate che cercano di spezzare i legami materiali, politici e umanitari costruiti negli anni nel nostro Paese ad opera delle comunità.
E mentre il movimento per la Palestina promuove campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, come il BDS, e porta avanti un lavoro di denuncia contro il governo Netanyahu ottenendo con fatica risultati concreti, i governi nazionali detengono le risorse e il potere necessario ad agire con estrema rapidità ed efficacia nella direzione opposta e colpendo la solidarietà economica, istituzionale e umanitaria.
A fronte di tutto ciò, l’accordo di “pace” imposto al popolo palestinese si palesa quale ennesimo atto di un processo colonialista che imperversa da lungo tempo sui territori di Gaza e della Cisgiordania e utile solo alle ambizioni suprematiste occidentali, tanto che l’occupazione da parte dello stato di Israele prosegue, senza mai essersi fermata, attraverso atti di violenza genocidaria- continua-. E mentre Trump e Netanyahu immaginano già la “Gaza del futuro”, mentre continua la distruzione e la deportazione di massa, viene vietato a 37 ONG di proseguire nelle operazioni umanitarie in nome di fantomatici coinvolgimenti terroristici”.
“Le mobilitazioni che hanno interessato il nostro territorio negli ultimi mesi ci hanno dimostrato che insieme possiamo vincere il senso di rassegnazione, che insieme possiamo incidere su questioni rispetto al quale il singolo rimane impotente. La strada è segnata, dobbiamo solo continuare a percorrerla insieme. Dobbiamo continuare ad agire per la Palestina attraverso ciò che possiamo fare concretamente nei nostri territori- conclude la nota-: costruire solidarietà, rompere l’isolamento, sostenere le campagne di boicottaggio, denunciare le complicità politiche e istituzionali con lo Stato di Israele, sabotare l’economia di guerra”.



