Concluso definitivamente il complesso caso giudiziario che ha coinvolto il sottufficiale della Guardia di Finanza Giuseppe Sottile, 55 anni di Milazzo, difeso dall’avvocato Giovambattista Freni. I Giudici della II Sezione della Corte di Cassazione hanno infatti dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalle vittime contro il verdetto di assoluzione che è stata pronunciata dalla Corte d’Appello di Messina nel settembre del 2024, confermando in via definitiva l’esito favorevole deciso nel giudizio di secondo grado. Tutto trae origine dall’ottobre del 2020, quando al brigadiere venne notificata un’informazione di garanzia per l’ipotesi di estorsione in concorso con Emanuele Laganà e Demetrio Laganà, due fratelli calabresi di Reggio Calabria, già noti alle forze dell’ordine.

Sottile era stato ritenuto autore del reato di estorsione aggravata in concorso con Emanuele Laganà che avrebbe svolto il ruolo di emissario. Il militare della GdF, per portare a termine l’estorsione nei confronti della madre di un tossicodipendente rivoltasi a lui per liberare il figlio dal vortice della droga, avrebbe agito in concorso con il calabrese che nella vicenda avrebbe svolto le funzioni di emissario, (per lui un diverso procedimento penale in quanto lo stesso complice a seguito di intercettazioni, venne arrestato e condannato a 6 anni di reclusione il 4 luglio 2020, fatto che non fu reso noto perché all’epoca segretato). Il complice calabrese del sottufficiale era caduto nella trappola tesa dai carabinieri mentre ritirava una borsa con 12 mila euro che la vittima presa di mira aveva depositato – come da istruzioni telefoniche impartite dallo stesso emissario – in una edicola votiva di località Bastione sulla riviera di Ponente a Milazzo.
Complice che lo stesso finanziere, presunto ideatore dell’attività estorsiva, avrebbe reclutato e istruito durante la sua attività lavorativa svolta a Reggio Calabria. Il sottufficiale era stato in servizio a Reggio Calabria dove aveva conosciuto Emanuele Laganà che aveva avuto pregiudizi giudiziari. Ad arrestarlo erano stati i carabinieri della Compagnia di Milazzo in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal pm Carlo Bray ed emessa dal Gip Giuseppe Sidoti, oltre alla pena di 7 anni e 6 mesi, il brigadiere capo era stato condannato al risarcimento dei danni, per complessivi 30 mila euro, da liquidare nei confronti delle due vittime, la madre presa di mira, cui sono stati estorsi 12 mila euro con la promessa di successive consegne di denaro, ed il figlio che nel procedimento si sono costituiti parte civile con il patrocinio dei legali Filippo Alessi e Giuseppe Sofia. La madre del tossicodipendente voleva infatti salvare il figlio, abituale consumatore di cocaina, che aveva avuto diagnosticata una grave patologia di salute mentale derivante dall’uso dello stupefacente. Il figlio fa parte di una famiglia di vivaisti di Milazzo che avevano trasferito l’attività al giovane, fornendogli anche denaro che il giovane avrebbe in parte utilizzato per comprare cocaina. Il finanziere, anche lui di Milazzo, era stato contattato dalla donna, vicina di casa nella frazione di Santa Marina, che gli aveva chiesto aiuto per tenere lontani dal figlio gli spacciatori di cocaina. Da quel momento, dopo l’intercessione, la donna avrebbe ricevuto numerose telefonate del complice del finanziere che si presentava come mediatore sostenendo che il figlio aveva debiti con spacciatori per 38 mila euro. Nel luglio del 2023 il Tribunale del Riesame di Messina aveva scarcerato Sottile e appunto la svolta nel settembre del 2024 quando la Corte d’Appello ha assolto il sottufficiale con la formula “per non aver commesso il fatto”, ritenendo non sufficientemente solido l’impianto accusatorio.
Si è chiuso anche il profilo amministrativo con la disposizione del comandante generale delle Fiamme Gialle che ha ordinato l’immediata reintegrazione in servizio del brigadiere calo Giuseppe Sottile, il quale, nelle more del procedimento, era stato sospeso in via precauzionale.
(Giovanni Luca Perrone)



