Drammatica fine, nel primo pomeriggio di ieri, all’interno dello stabilimento specializzato, della società “Agrumi – Gel S.r.l.”, azienda di trasformazione agrumicola, di contrada Girotta, a Barcellona Pozzo di Gotto. Ad essere travolto mortalmente un operaio storico, Antonio Rocco Russo che avrebbe compiuto 61 anni il prossimo 2 maggio, residente a Condrò dove era amorevole in famiglia e molto attivo alla realtà sociale e parrocchiale: devoto portatore e membro del coro e del comitato per la festa del patrono San Vito e socio dell’associazione cattolica giovanile. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella di un’avaria del sistema produttivo che sarebbe avvenuta durante il ciclo automatizzato della lavorazione degli agrumi destinati ad essere macerati.

Secondo una prima ricostruzione Russo si sarebbe accorto che il sistema robotizzato della manipolazione mobile si sarebbe inceppato. Quindi l’esperto operaio avrebbe aperto la recinzione gialla che delimita il sistema robotizzato dal resto della catena di lavoro e improvvisamente per cause che sono in corso di accertamenti , l’operatore sarebbe stato trascinato dagli ingranaggi del macchinario trasportatore rimanendovi incastrato e perdendo la vita trascinato nella moderna apparecchiatura senza che scattasse alcun allarme di fermo macchina come previsto dalle normative di sicurezza.
A fermare il macchinario e lanciare l’allarme sono stati i suoi colleghi, ma quando i soccorritori con un’ambulanza del 118 sono arrivati sul posto non c’era più nulla da fare per l’uomo. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della locale compagnia, gli agenti del commissariato di polizia, i vigili del fuoco e i tecnici dello Spresal. Le attività di accertamento coordinate dal sostituto procuratore di turno Michele Scaglione si sono svolte in sinergia con i militari dell’Arma. Gli esiti saranno trasmessi alla Procura di Barcellona per individuare eventuali responsabilità. La salma di Russo estratta dai vigili del fuoco e’ stata trasferita ieri sera nell’obitorio dell’ospedale “Fogliani” di Milazzo per consentire ulteriori valutazioni medico legali all’autorità’ giudiziaria. La Cgil Messina con il segretario generale Pietro Patti e la Flai-Cgil Messina con la segretaria generale Pina Isgrò esprimono profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore deceduto.
“Siamo di fronte all’ennesima morte sul lavoro. Una tragedia che si aggiunge a una lunga e inaccettabile scia di sangue che attraversa il nostro territorio e l’intero Paese. È il secondo morto dall’inizio dell’anno nella nostra provincia. Non si può morire mentre si lavora.
Non si può continuare a parlare di fatalità quando un lavoratore torna a casa dentro una bara”.
Per la Cgil è indispensabile rafforzare la cultura della sicurezza, investire in formazione continua, garantire controlli più stringenti e assicurare che ogni azienda rispetti pienamente le norme previste in materia di salute e sicurezza. La sicurezza non è un costo ma un diritto fondamentale, ogni lavoratrice e lavoratore devono poter tornare a casa sani e salvi. Non è accettabile che nel 2026 si continui a morire nei campi, nei cantieri, nelle fabbriche.
“Chiediamo alle istituzioni competenti di fare piena luce sull’accaduto, accertare eventuali responsabilità e rafforzare immediatamente le attività di vigilanza in tutti i settori lavorativi della provincia – dicono il segretario generale Patti e la segretaria della Federazione lavoratori agroindustria di Messina Isgrò – Allo stesso tempo, ribadiamo la necessità di un piano straordinario per la sicurezza sul lavoro che metta al centro prevenzione, controlli, investimenti e responsabilità condivise. Di fronte a questa ennesima tragedia non bastano le parole di circostanza. Servono atti concreti. Servono scelte politiche e imprenditoriali che mettano al primo posto la vita e la dignità delle persone”.
“Ancora un morto sul lavoro, ancora un lutto straziante che investe una famiglia e l’intera comunità di Condrò, il paese dove risiedeva il povero lavoratore Antonio Rocco Russo, persona stimata e voluta bene da tutti. Lo diciamo da lungo tempo e lo ribadiamo ancora una volta: è inammissibile uscire di casa per andare a lavorare e tornare dentro una bara. La morte di Antonio Rocco Russo avvenuta nello stabilimento dell’Agrumigel di Barcellona evidenzia quella che è, ormai, la vera e propria emergenza sociale rappresentata dai morti sul lavoro poiché si tratta di una vera e propria strage di innocenti. Assistiamo ad una mattanza continua che è assimilabile ad un bollettino di guerra che riporta una tragica ed indecente contabilità di morti che hanno il solo torto di recarsi a lavorare per garantire il necessario sostentamento alle loro famiglie. Siamo stanchi ed esausti di registrare frasi fatte e parole di circostanza da parte di chi dovrebbe assumere concrete iniziative legislative mirate a fermare questa mattanza di innocenti lavoratori. Pertanto, nel manifestare profonda solidarietà e vicinanza alla famiglia Russo, straziata dal dolore per questa immensa perdita, auspichiamo che la Magistratura e le Forze dell’ordine portino avanti indagini accurate, minuziose ed approfondite per verificare le cause dell’incidente mortale avvenuto presso l’Agrumigel e per colpire duramente le eventuali responsabilità senza fare sconti a nessuno” lo ha dichiarato Ivan Tripodi, segretario generale Uil Messina.
“Un uomo stimato, benvoluto per le sue qualità umane e professionali, ha perso la vita mentre svolgeva il proprio mestiere. Non possiamo limitarci al cordoglio. Dobbiamo pretendere verità e giustizia, sostenere il lavoro degli inquirenti e rafforzare ogni misura utile a impedire che tragedie simili si ripetano”, così Roberto Saia, responsabile lavoro della segreteria provinciale del partito democratico, circa la morte dell’operaio sessantenne di Barcellona. “Alla sua famiglia, ai colleghi che per primi hanno scoperto l’accaduto, alla comunità tutta, rivolgo il cordoglio sincero del partito democratico”, prosegue.
“La tragedia di Barcellona non è purtroppo un episodio isolato. Dall’inizio dell’anno un altro lavoratore, Antonio Formato, 69 anni, ha perso la vita dopo essere precipitato da un’altezza di circa quattro metri all’interno di un capannone industriale a Fondachello Valdina, mentre stava eseguendo lavori di saldatura. Anche in quel caso la magistratura ha disposto accertamenti e il sequestro dell’area per fare piena luce sulle responsabilità. Due morti in pochi mesi, nello stesso territorio provinciale, impongono una riflessione seria e non rituale. Morire di lavoro nel 2026 è un fallimento collettivo. È il segno di un sistema che, troppo spesso, continua a considerare la sicurezza un costo e non un diritto fondamentale. In Sicilia i numeri degli infortuni e delle morti sul lavoro non ci rendono una regione virtuosa: ci consegnano invece l’immagine di un territorio in cui prevenzione, controlli, formazione e investimenti non sono ancora all’altezza della dignità delle persone che lavorano.
Servono controlli più rigorosi, ispettorati messi nelle condizioni di operare efficacemente, investimenti strutturali in formazione continua e una cultura della sicurezza che coinvolga imprese, istituzioni e parti sociali. La tutela della vita non è negoziabile e non può essere subordinata a logiche di produttività o di risparmio sui costi. Ogni morte sul lavoro interroga la responsabilità pubblica. E impone alla politica di agire con determinazione”, conclude Saia.
(Giovanni Luca Perrone)



