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Dopo le Poesie pubblicati I RACCONTI del prof. DOMENICO CATALFAMO

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A poca distanza dall’uscita dell’antologia poetica “Le parole e il tempo”, che raccoglie i componimenti scritti nell’arco di tutta l’esistenza, vedono ora la luce, per i tipi della stessa casa editrice, Pendragon di Bologna, sorta parecchi lustri fa sotto gli auspici di Roberto Roversi, i racconti autobiografici del prof. Domenico Catalfamo, noto a Barcellona Pozzo di Gotto (ed oltre) per aver insegnato per molti anni Italiano e Latino nei Licei e per il suo impegno civile e politico durato tutta la vita.

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Segretario della sezione locale del Partito comunista italiano a partire dal 1958, consigliere comunale nella città del Longano dal 1960 al 1962, allorquando si è dimesso per essere eletto alla stessa carica nel Comune di Castrorcale, fino al 1968, anno in cui è divenuto Assessore alla Cultura e Vice-sindaco, fino al 1987. Successivamente non ha ripresentato la propria candidatura, ma è rimasto fedele agli ideali politici che lo hanno animato sin dalla prima giovinezza, incarnando la figura dell’ “intellettuale organico” al partito e alle classi lavoratrici, secondo la linea teorica e pratica delineata da Antonio Gramsci, per trasformare la “questione meridionale” in “questione nazionale” e realizzare il cambiamento radicale dell’intero Paese in senso marxista.

Il titolo del volume è “Luci dell’aurora”. L’ampio studio introduttivo e la curatela sono sempre affidati, così come nell’antologia poetica già pubblicata, al figlio Antonio, docente universitario, anch’egli poeta e scrittore di successo.

Si tratta di note autobiografiche materialmente composte nel periodo 1999-2000, ma che si riferiscono ai primi dieci-undici anni di vita, trascorsi dall’autore in un’area ristretta della Sicilia nord-orientale, con ascendenze magno-greche, rappresentata dalla frazione Bafia del Comune di Castrorcale, e coincidenti con la seconda guerra mondiale e con l’immediato dopoguerra, fino al conseguimento della licenza elementare, che segna la conclusione ideale di una fase «aurorale», che proietta, però, la propria luce in avanti, condizionando le fasi successive, come accade in tutte le esistenze umane, secondo Bruno Bettelheim, con i suoi insegnamenti, dai quali bisogna trarre tesoro.

Lo stile è quello che Gramsci attribuisce ad un filone che in Italia, secondo lui, inizia con Galileo e giunge fino a Benedetto Croce. Questo filone – aggiunge il figlio nella sua analisi introduttiva – prosegue con Gramsci e con lo stesso Domenico Catalfamo, e coniuga semplicità ed espressività, rigore scientifico, perfezione classica, affidando il potere evocativo alla stessa narrazione, senza “indeterminatezze” e simbolismi inestricabili, e comprendendo la riflessione critica come elemento consustanziale del tessuto narrativo.

In tal modo, l’analisi razionale diventa lo strumento per riflettere sulle condizioni di miseria in cui vive l’autore e la sua famiglia, così come tutta la popolazione di estrazione contadina e pastorale del paese, e per individuare, attraverso questo momento analitico di carattere prettamente razionale, la via per uscire da una società semi-feudale e per crearne un’altra di uomini liberi ed eguali.

È questo l’elemento “ideologico” che ricollega l’attività narrativa (e quella poetica) all’impegno politico ed amministrativo profuso per tutta la vita, funzionale al cambiamento sociale e culturale e all’affermazione del comunismo.

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