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L’ULTIMO BATTITO  di ciglia di LIBERA: il DIRITTO alla DIGNITÀ vince su due anni di attesa

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È la seconda persona in Toscana e la quattordicesima in Italia ad accedere al suicidio assistito. Grazie a un dispositivo tecnologico del CNR, ha potuto azionare il farmaco letale con lo sguardo.

Libera se n’è andata nella sua casa, circondata dal silenzio che meritava, ma dopo una battaglia durata troppo a lungo. 55 anni, colpita da una forma di sclerosi multipla che l’aveva paralizzata dal collo in giù, Libera è diventata oggi un simbolo di resistenza civile. È morta autosomministrandosi il farmaco per il fine vita attraverso un sofisticato sistema a comando oculare, progettato appositamente per lei dal CNR.

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La sua condizione clinica le impediva qualsiasi movimento fisico, rendendo tecnicamente impossibile l’autosomministrazione richiesta dalla legge. Per superare questo ostacolo, è stato necessario l’intervento di un tribunale che ha dato mandato al CNR di realizzare un’interfaccia tecnologica: un pulsante virtuale azionato dagli occhi.

Nonostante il diritto al suicidio assistito le fosse stato riconosciuto già nel luglio 2024, Libera ha dovuto attendere mesi per l’attuazione pratica. Il suo messaggio d’addio, affidato all’Associazione Luca Coscioni, è un monito per le istituzioni:

“Spero che nessuno debba più aspettare due anni per esercitare un diritto che gli appartiene già. La mia battaglia è stata dura, ma se servirà ad accorciare anche solo un’attesa, allora avrà avuto senso.”

Libera è la 14ª persona in Italia a ricorrere al suicidio medicalmente assistito. Il suo percorso è stato accompagnato legalmente dall’Associazione Coscioni e medicalmente dal dottor Paolo Malacarne. La sua non è stata solo una vicenda clinica, ma una richiesta di civiltà: quella di trasformare la “conquista” di un diritto in un semplice, naturale “rispetto” della dignità umana.

(Loredana Aimi)

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