Continua l’analisi demoscopica sulla provincia di Messina e i sui principali comuni chiamati al voto a maggio 2026. Dopo Barcellona Pozzo di Gotto questa indagine della società demoscopica Lab21 si focalizza sul comune di Milazzo. I dati raccolti, complici anche i sei candidati sindaco annunciati fino ad oggi, restituiscono un quadro in cui la partita appare meno scontata di quanto una lettura superficiale potrebbe suggerire.


Il ritorno alle urne: segnali di riattivazione civica
Il primo dato rilevante riguarda l’affluenza attesa. Dopo il minimo storico delle Europee 2024 (40,1%) e la modesta partecipazione referendaria del 2026 (54,1%), la stima per le comunali si attesta al 68,0% (con un range di oscillazione tra il 66% e il 70%). Questo valore rappresenterebbe un rimbalzo significativo rispetto al trend discendente degli ultimi anni, pur restando al di sotto dei livelli del 2015 (73,5%) e del 2020 (69,1%).
Il fenomeno non sorprende: le elezioni comunali mantengono storicamente un tasso di partecipazione superiore alle consultazioni sovracomunali, in ragione della prossimità percepita tra cittadini e amministratori locali. In termini assoluti, questo si traduce in circa 18.224 votanti attesi — una massa elettorale su cui i candidati dovranno lavorare con strategie mirate.
L’83,9% di awareness pre-elettorale — ovvero la quota di elettori che dichiara di essere informata sulla competizione in corso — conferma un’attenzione anticipatoria superiore alla media regionale. L’elettorato milazzese, insomma, non arriva impreparato all’appuntamento.
La scacchiera competitiva: tre dimensioni di lettura
Pippo Midili (centrodestra, sindaco uscente) domina il parametro della notorietà con un 97,7% di conoscenza — valore pressoché universale, che riflette il vantaggio strutturale dell’incumbency. La sua propensione al voto consolidata (38,6%) lo colloca nettamente in testa, mentre la fiducia (52,0%) rimane maggioritaria ma non schiacciante. Il profilo è quello di un candidato che parte favorito, ma che non può contare su un consenso unanime: quasi la metà dell’elettorato che lo conosce non esprime piena fiducia nella sua figura.
Laura Castelli (Sud chiama Nord/De Luca) rappresenta il dato più controintuitivo della rilevazione. Nonostante un ingresso tardivo nella competizione — testimoniato da una conoscenza (84,8%) inferiore a Midili e Italiano — e una propensione al voto consolidata contenuta (21,4%), Castelli svetta nella classifica della fiducia con un 52,4%. Questo significa che, tra coloro che la conoscono, più della metà le accorda credito — un bacino potenziale che la campagna elettorale potrebbe trasformare in consenso effettivo. È la candidata con il maggior differenziale tra fiducia e propensione al voto: qui si gioca il suo margine di crescita.
Lorenzo Italiano (liste civiche/Azione) presenta il profilo più peculiare: una conoscenza elevatissima (94,3%) — seconda solo a Midili — ma una propensione al voto (20,8%) e una fiducia (40,7%) che non capitalizzano questa notorietà. Il dato suggerisce un posizionamento consolidato nella memoria collettiva milazzese, ma anche una difficoltà a tradurre la visibilità in attrattività elettorale. Il suo elettorato potenziale appare più definito che espandibile.
Giuseppe Falliti (Controcorrente/La Vardera) mostra un profilo da outsider con margini di penetrazione ancora ampi: una conoscenza del 78,4% lascia spazio per crescere, mentre la propensione al voto (4,4%) è ancora embrionale. La fiducia al 45,5% indica però che, laddove arriva, convince — un segnale di potenzialità inespresse che dipenderanno dalla capacità di raggiungere le fasce di elettorato meno informate.
Michele Vacca (PD/M5S/Rifondazione Comunista) rappresenta la coalizione di centrosinistra con numeri da terza-quarta forza: conoscenza al 69,4%, propensione all’11,1%, fiducia al 37,4%. Il posizionamento appare solido nel proprio perimetro ma con limiti strutturali di espansione, in un contesto siciliano storicamente ostico per le formazioni progressiste nelle competizioni locali.
Carmelo Torre (Carta Canta) chiude la graduatoria con i valori più contenuti su tutti e tre i parametri (68,4% di conoscenza, 3,7% di propensione, 36,8% di fiducia), configurandosi come candidatura di testimonianza più che competitiva per la vittoria.
Le chiavi di lettura strategiche
I dati suggeriscono almeno tre scenari aperti:
A 45 giorni dal voto, Milazzo presenta una competizione più aperta di quanto il dominio di notorietà del sindaco uscente potrebbe far pensare. Il dato sulla fiducia — che vede Castelli sorpassare Midili nonostante il dato della conoscenza ancora inferiore— segnala l’esistenza di un elettorato ricettivo a proposte alternative, purché queste riescano a raggiungere e convincere i segmenti ancora poco informati.
La campagna elettorale delle prossime settimane dirà se questo potenziale rimarrà tale o si trasformerà in movimento reale. Ma una cosa è certa: la partita non è chiusa.
“Leggendo i risultati dei sondaggi pubblicati dal Lab21 sorgono dei dubbi di non poco conto, si ha la chiara intenzione di modificare il percepito per indebolire la nostra candidatura. Siamo in campo da mesi e siamo autenticamente convinti di essere la forza davvero alternativa a Midili”. Così il dottore Peppe Falliti candidato sindaco esponente di Controcorrente.
“Andiamo ai dati che a nostro modesto parere sono assolutamente inverosimili e vanno saputi leggere per essere a loro volta messi in discussione.
– Chi ha commissionato il sondaggio?
– Ogni giornale che pubblica dei sondaggi ha l’obbligo di chiedere chi è il committente anche per capire se i dati sono favorevoli guarda caso proprio da chi li commissiona.
– dove si trovano i dati completi? – si interroga Falliti-.
Entriamo nel Merito.
1. Midili ha una fiducia al 52% che si traduce in un voto potenziale del 38%, bene.
2. Castelli fiducia al 52,4%. Voto potenziale 21,4%
3. italiano fiducia al 40 voto 20%
Ok arriva il bello
Falliti ha una fiducia elevatissima ossia al 45% direte voi intenzioni di voto SICURO SOPRA IL 15? Macché
Rullo di tamburi solo al 4,4%?
Vacca ancora più clamoroso
Fiducia al 37% propensione al voto all’11%”.
“É un sondaggio che mira chiaramente a indurre la popolazione ad una chiave di lettura parziale- conclude Falliti-. Noi lavoreremo sul territorio convinti che dentro le urne i cittadini di Milazzo sapranno andare Controcorrente”.



