Morta a 91 anni Brigitte Bardot, l’icona che prestò il volto alla Francia e il cuore agli animali.

Non era solo un’attrice, era un’iniziale raddoppiata che faceva tremare i polsi al perbenismo mondiale: B.B. Brigitte Bardot, il “mito nazionale” capace di unire una Francia spesso divisa, si è spenta a 91 anni. La notizia, confermata dalla Fondazione che porta il suo nome, arriva dopo un ricovero a Tolone lo scorso novembre, segnando la fine di un’epoca iniziata tra le onde di Saint-Tropez e conclusasi nel silenzio protettivo della sua villa, La Mandrague.

Pochi mesi fa, con la solita tempra da combattente, aveva smentito con sdegno le voci sulla sua scomparsa: “Non so chi sia l’imbecille che ha lanciato questa fake news, sto bene”. Ma il tempo, implacabile anche con le icone, ha infine preteso il suo tributo. Con lei scompare la donna che Emmanuel Macron ha definito, in un commosso omaggio su X, l’incarnazione di una “vita di libertà” e di uno “splendore universale”.
Nata in una famiglia della borghesia parigina, educata al rigore e alla danza classica, Brigitte scoprì presto il potere della sua fotogenia, resa ipnotica da un lieve difetto visivo che le regalava quello sguardo smarrito e sensuale. Fu Roger Vadim, suo primo marito e pigmalione, a trasformarla nel 1956 con “Piace a troppi” nella risposta europea a Marilyn Monroe. Bionda, spettinata, a piedi nudi: Brigitte non recitava la libertà, la imponeva.
La sua carriera è stata una folgorazione breve ma intensissima: una cinquantina di film, capolavori con Godard e Malle, e un successo musicale travolgente (memorabile la versione censurata di “Je t’aime, moi non plus” con Gainsbourg). Poi, nel 1974, lo shock: all’apice della gloria, l’addio definitivo alle scene.
”Ho dato la mia giovinezza e la mia bellezza agli uomini, darò la mia saggezza e la mia esperienza agli animali”. Fedele a questo mantra, la Bardot ha trascorso l’ultima metà della sua vita lontano dai paparazzi, che pure l’avevano braccata ferocemente, dedicandosi interamente alla difesa dei diritti animali.
Il suo carattere indomito non si è mai piegato: neanche quando le sue posizioni politiche a destra e il matrimonio con Bernard D’Ormale le attirarono critiche feroci. “Sono di destra, si sa, ma non sono fascista”, diceva difendendo la sua indipendenza intellettuale così come aveva difeso, decenni prima, il diritto di amare chi voleva.
La Francia perde oggi il suo volto più celebre. Quello che finì sulle monete e sui francobolli, quello di una ragazza che amava il mare e che ha vissuto due vite: la prima come l’oggetto del desiderio di un intero pianeta, la seconda come la voce dei senza voce. Se ne va una donna che ha avuto il coraggio di invecchiare lontano dai riflettori, circondata dai suoi cani e dai suoi gatti, lasciando al mondo un’eredità che va ben oltre la pellicola: l’idea che si possa essere icone rimanendo, fino all’ultimo respiro, ferocemente se stesse.



