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Barcellona. “Azione” interviene per la riqualificazione del Borgo e della Piazza di Calderà

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La campagna elettorale è appena iniziata e già assistiamo a una generosa diffusione, a mezzo social, di facce dai grandi sorrisi, slogan altisonanti e dichiarazioni d’amore per Barcellona, per la politica e per sé stessi. Tutto molto bello. Sui contenuti, però, al momento poco o niente.

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Proviamo allora a spostare il piano del discorso, mettendo al centro non chi siamo e quanto ci piacciamo, ma cosa fare e da dove partire.

Quindi, visto anche il clima natalizio, vorrei dare un suggerimento gratuito alla prossima amministrazione comunale, qualunque essa sia. Un suggerimento semplice, realizzabile: un piano di riqualificazione del borgo e della piazza di Calderà.

In nessun centro costiero gli spazi pubblici vengono messi in soffitta alla fine della stagione balneare. E non c’è alcuna ragione per cui qui debba essere diverso, dato che per gran parte dell’anno abbiamo giornate di sole, un clima mite e condizioni che permetterebbero di vivere gli spazi all’aperto anche in autunno e in inverno. È una questione di visione.

La piazza di Calderà, per posizione e contesto, avrebbe dovuto avere una funzione semplicissima e naturale: aprire lo sguardo sul mare e sulle Eolie, farne il suo principale valore. Invece è stata concepita come se quel paesaggio fosse un elemento da schermare. Una grande superficie vuota e desolata, sedute ad anfiteatro con le spalle al tramonto sulle Eolie: un’impostazione che mortifica ciò che dovrebbe essere messo al centro.

Basta guardare a quello che accade pochi chilometri più in là. La zona Fiera di Messina, Venetico, Spadafora, Tonnarella, Milazzo e, in generale, molti centri della fascia ionica hanno puntato su soluzioni semplici e di buon senso: passeggiate sul mare fruibili tutto l’anno, viali alberati, spazi ordinati e puliti, pensati per camminare, sostare, vivere il luogo. Nulla di faraonico, nessuna opera monumentale: solo visione, concretezza e rispetto del paesaggio.

A Calderà, invece, ci troviamo davanti a un’enorme vasca vuota. Uno spazio che fatica a generare vita, ombra, permanenza. E non bastano certo due enormi ancore arrugginite per costruire un’identità urbana o restituire senso a una piazza che dovrebbe essere il cuore del borgo.

È difficile comprendere la logica di uno spazio pubblico sul mare progettato per nascondere quello stesso mare anziché valorizzarlo.

Ma il punto ormai non è tornare indietro, bensì andare avanti con intelligenza e progetto. Se quella conformazione è data, allora va messa a sistema con una programmazione continua e credibile: eventi pensati per tutte le stagioni, mercatini natalizi, iniziative culturali, piccoli festival, occasioni che attirino persone e rendano sostenibile la presenza delle attività.

Ed è qui che entra in gioco il tema dei locali e delle attività economiche. Oggi a Calderà ci sono troppi locali vuoti, troppe saracinesche abbassate, troppe case chiuse per gran parte dell’anno. Non perché manchi lo spirito imprenditoriale: le iniziative dei privati ci sono, le idee non mancano, la voglia di investire nemmeno. Quello che manca è una progettualità pubblica chiara e continuativa che accompagni, sostenga e renda sostenibili questi tentativi nel tempo.

Nessuna attività può reggere se vive solo tre mesi l’anno e se ogni investimento viene lasciato alla buona volontà dei singoli, senza certezze, senza programmazione, senza un’interlocuzione stabile con l’amministrazione. È in questo vuoto che molte esperienze si fermano o non riescono a crescere.

Servono incentivi veri: agevolazioni sui canoni, riduzione di imposte e tributi locali, semplificazione delle autorizzazioni, bandi mirati per attrarre nuove attività e rendere competitive quelle esistenti. Ma soprattutto serve una regia pubblica che dia continuità, che dica chiaramente dove si vuole andare e con quali strumenti.

Valorizzare la piazza significa creare un ecosistema: persone che arrivano, eventi che funzionano, locali che aprono tutto l’anno, lavoro stabile e non precario. Significa trasformare Calderà da luogo di passaggio estivo a spazio vissuto, riconoscibile, attrattivo, vivo.

Questo è l’approccio che come Azione riteniamo necessario: meno improvvisazione, meno opere scollegate dal contesto, meno selfie, più pianificazione, più dati, più attenzione all’impatto reale delle scelte pubbliche. Partiamo da qui.

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