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Barcellona, IL CORAGGIO di dire no: quando la Legalità SALE IN CATTEDRA alla “Foscolo”

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Gli studenti a confronto con Sofia Capizzi, presidente di “Liberi Tutti”. Tra testimonianze e riflessioni, un viaggio oltre l’omertà per costruire la cittadinanza di domani.

 

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“Cosa faresti se venissi minacciato? Denunceresti o sceglieresti il silenzio?”. È con questa domanda diretta, quasi una sfida etica, che la dott.ssa Sofia Capizzi, presidente dell’Associazione antiracket e antiusura “Liberi Tutti”, ha aperto il dialogo con gli alunni dell’Istituto Comprensivo “Foscolo”.

Nelle giornate del 10 e 18 marzo 2026, il Museo Didattico e il plesso di Merì si sono trasformati in veri e propri laboratori di civiltà. Non una lezione frontale, ma un incontro ravvicinato con la realtà di chi, ogni giorno, sfida la criminalità organizzata per difendere la libertà del territorio.

Sotto la guida della referente del progetto, la prof.ssa Michaela Munafò, e con il sostegno della Dirigente prof ssa Felicia Maria Oliveri, l’iniziativa ha evitato astrattismi per toccare corde concrete. Per rendere tangibile il concetto di prevaricazione, la dott.ssa Capizzi ha tracciato paralleli tra le dinamiche mafiose e situazioni quotidiane vicine ai ragazzi: l’aggressività di un bullo o le minacce di un partner possessivo. L’obiettivo? Far capire che il meccanismo dell’oppressione è lo stesso e che l’unica arma per disinnescarlo è la condivisione.

“Quando si condividono le proprie paure, queste quasi ‘evaporano’, lasciando spazio al coraggio”, ha spiegato Sofia Capizzi ai giovani uditori. Un concetto potente che scardina il muro dell’isolamento, pilastro su cui si regge ogni forma di criminalità. La scelta della Dirigente Oliveri di frazionare gli incontri in piccoli gruppi ha permesso un confronto intimo e proficuo, trasformando ogni sessione in un momento di crescita collettiva.

In un contesto sociale come quello siciliano, e barcellonese in particolare — territori ancora segnati da sacche di omertà e resistenze alla collaborazione — iniziative di questo tipo non sono solo didattica, ma resistenza culturale.

Insegnare ai ragazzi delle terze medie il valore della denuncia e della solidarietà significa gettare semi di legalità in un terreno che ha sete di riscatto. Gli studenti della “Foscolo” hanno compreso che la lotta al racket non è una questione che riguarda “gli altri”, ma una scelta quotidiana di dignità e cittadinanza attiva.

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