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CARMELO TORRE vuole fare il sindaco di una Milazzo “IN GRANDE”: “UNA CITTÀ DEL MARE CHE PORTI LAVORO”

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“Amiche e amici presento davanti a voi con rispetto, con chiarezza e con un’idea molto semplice ma molto forte: Milazzo deve tornare a pensarsi grande”. Così l’ex assessore provinciale e comunale Carmelo Torre nella conferenza stampa in cui si è presentato con un outfit elegante stamattina davanti ad una buona platea nella location di Palazzo D’Amico quale sesto candidato sindaco. Ecco cosa sostiene l’esperto Torre:

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“Per troppo tempo questa città ha vissuto al di sotto delle proprie possibilità. Eppure Milazzo non è una città qualunque. È mare, è porto, è storia, è lavoro, è cultura, è identità. È una città che potrebbe essere una delle capitali naturali del Tirreno e che invece, troppo spesso, ha finito per accontentarsi, per rinviare, per sopravvivere anziché scegliere di crescere.

Io non mi candido per amministrare l’ordinario. Mi candido per restituire a Milazzo una direzione, un’ambizione, una visione.

Non parto da zero. E non lo dico per vanità personale, ma per onestà verso i cittadini. Chi ha seguito la vita pubblica di Milazzo sa che già in passato, da assessore allo sviluppo economico, avevo lavorato a una idea precisa: quella di fare del nostro mare non soltanto uno scenario bellissimo, ma una leva concreta di sviluppo. Allora quella intuizione sembrò a molti troppo avanzata; oggi appare invece evidente che Milazzo, se vuole crescere davvero, deve ripartire proprio da lì: dal mare, dal porto, dalla sua vocazione naturale.

Per questo la prima grande scelta del mio progetto è chiara: Milazzo deve diventare davvero una città del mare. Non una città che guarda il mare da lontano, non una città che lo usa soltanto come cornice estiva, ma una città che dal mare ricavi turismo, lavoro, servizi, impresa, qualità urbana e prestigio internazionale.

Io immagino Marina Garibaldi come una vera “città nel mare”: un luogo capace di accogliere il diporto di qualità, i megayacht, i servizi nautici avanzati, e di inserirsi, con serietà e visione, anche nei circuiti di un turismo internazionale più evoluto. Non un progetto calato dall’alto, non una fantasia da comizio, ma una strategia sostenibile, rispettosa del paesaggio, dell’ambiente e della bellezza del nostro fronte mare.

Ma una città del mare non vive soltanto di approdi. Vive di spazi, di famiglie, di bambini, di presenze, di socialità. Per questo voglio che Marina Garibaldi torni a essere il cuore pulsante di Milazzo, viva dodici mesi l’anno, più elegante, più ordinata, più attrattiva. E in questa direzione propongo anche un parco giochi diffuso, a terra e, per quanto possibile e compatibile, nello specchio d’acqua antistante, per restituire al centro urbano movimento, gioia, vitalità ed economia.

Allo stesso modo, Vaccarella non può più essere una parte della città da evocare con nostalgia e poi da lasciare irrisolta. Vaccarella è una parte dell’anima di Milazzo. Va rispettata, va protetta, va rilanciata. Per questo propongo una rivisitazione seria del PUDM, per ridare dignità al borgo marinaro, tutelare le attività esistenti, mantenere le barche del Tono, correggere i danni arrecati ai lidi e rimettere ordine nel rapporto tra costa, lavoro, identità e sviluppo. E lo dico con chiarezza: Milazzo non ha bisogno di piani improvvisati o esposti al rischio di essere travolti dai vizi di procedura. Ha bisogno di regole chiare, solide, legittime e rispettose di chi sul mare vive e lavora.

Poi c’è il Castello, che non può restare un luogo magnifico ma isolato, bello ma non ancora pienamente vissuto. Il Castello deve tornare al centro della vita di Milazzo, non come semplice monumento da visitare, ma come cittadella viva, produttiva di cultura, eventi, economia e orgoglio. Per questo propongo un parcheggio al Tono e uno studio serio per un collegamento verso il Castello attraverso teleferica o ascensore, da verificare con rigore tecnico e ambientale. Le idee, quando servono alla città, non si deridono: si studiano, si valutano e, se sono utili, si realizzano.

E c’è un altro progetto al quale tengo molto, perché non nasce oggi e non nasce per caso. Da assessore ho fatto elaborare all’architetto Francesco Salamone il progetto del museo diffuso, un progetto donato al Comune di Milazzo e che, se sarò eletto, voglio finalmente realizzare. È un progetto che integra, con una visione strategica, il centro della città con la periferia. È un percorso pensato per i visitatori, ma soprattutto per restituire ai milazzesi il senso profondo della propria identità: un percorso che unisce la storia del Castello, i borghi marinari, i vecchi mestieri, e che può trasformare una delle case coloniche esistenti nella piana in un museo delle tradizioni, senza trascurare uno dei settori più importanti dell’economia della nostra città: il florovivaismo.

Lo stesso vale per Villa Vaccarino, che non può restare un luogo sospeso, senza una funzione alta e riconoscibile. Io la voglio trasformare in uno spazio di pregio, capace di ospitare cultura, eventi, relazioni, turismo di qualità e intrattenimento selezionato. Milazzo deve avere il coraggio di pensarsi in grande, senza provincialismi e senza paure. E, perché no, anche con l’ambizione di valutare la realizzazione, a Villa Vaccarino, di un casinò, capace di attrarre nuova economia, nuova attenzione e nuove presenze.

Ma tutto questo non basta se non parliamo della parola più importante di tutte: lavoro.

Milazzo non deve scegliere tra turismo e industria. Una città matura non si mutila: integra. Tiene insieme. Costruisce ponti, non alternative false. La nostra città ha una storica presenza industriale e un porto che sta rafforzando la propria funzione logistica. La Raffineria di Milazzo conta 643 dipendenti diretti e presenta un fortissimo radicamento territoriale: il 52% della forza lavoro proviene dalla città di Milazzo; includendo i comuni limitrofi si arriva all’80%; considerando l’intera provincia di Messina, al 98%. Questo significa che il polo industriale non è un corpo estraneo: è una parte vitale del nostro tessuto economico e sociale.

Per questo dico con chiarezza che il polo industriale va difeso e impinguato, ma con intelligenza: più innovazione, più sicurezza, più trasparenza, più formazione, più collegamento con il porto, con la logistica, con le scuole tecniche e con i giovani. E voglio anche promuovere un protocollo d’intesa tra le parti sociali, il mondo produttivo e le realtà interessate, per costruire un percorso condiviso di sviluppo, investimenti, occupazione e sicurezza. La vera alternativa non è tra lavoro e ambiente, ma tra governo serio delle trasformazioni e rassegnazione.

Accanto alla grande economia, dobbiamo poi rilanciare la piccola economia urbana. Il commercio, l’artigianato, i pubblici esercizi sono la vita quotidiana della città. Per questo propongo un forte abbattimento dei tributi comunali e l’eliminazione per cinque anni del pagamento del suolo pubblico per le attività commerciali. Chi apre un’attività, chi investe, chi tiene viva una strada, non deve sentirsi trattato come un problema, ma come una risorsa.

Credo anche nello sport, non come accessorio, ma come presidio sociale, educativo e identitario. Gli impianti sportivi vanno tutelati. E il campo di calcio non si tocca se prima non si realizza un altro impianto degno della storia sportiva di Milazzo.

E credo in una città che non lasci indietro nessuno. Per questo voglio ripristinare e rafforzare il servizio domiciliare agli anziani, sostenere il terzo settore, valorizzare il volontariato, stare accanto alle fragilità vere, quelle che non fanno rumore ma pesano ogni giorno nella vita delle famiglie.

Io vedo una Milazzo più forte, più bella, più ordinata, più giusta. Una Milazzo che ritrovi nel mare la propria vocazione, nel lavoro la propria dignità, nella cultura la propria identità, nei servizi la propria civiltà.

Non vi prometto un’illusione. Vi propongo una direzione.

Perché il destino di Milazzo non è sopravvivere. Il destino di Milazzo è tornare a primeggiare”.

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