Su iniziativa del Dipartimento Giustizia di Azione Sicilia, nel mese di dicembre 2025 abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro della Giustizia, chiedendo l’estensione dello strumento della mediazione quale rimedio alternativo di risoluzione delle controversie civili nonché strumento deflattivo del contenzioso civile.

L’interrogazione, che vede come primo firmatario l’On. Ettore Rosato, muove dale criticità della giustizia civile italiana, stigmatizzata dall’eccessiva durata media dei processi civili, a detrimento della tutela degli interessi delle parti coinvolte.
Peraltro, ad oggi appare assolutamente irrealistico raggiungere gli obiettivi PNRR sul fronte Giustizia entro il 30 giugno 2026 e, segnatamente, abbattere il contenzioso civile e ridurre la durata media dei processi civili (disposition time). Per di più, a fronte del mancato raggiungimento dei predetti obiettivi l’Italia perderebbe più di un miliardo di Euro stanziato con il PNRR. L’interrogazione evidenzia, inoltre, come sia stata utilizzata solo una minima parte delle risorse stanziate per il c.d. “bonus mediazione” a cui il cittadino ha invece diritto, anche e soprattutto a causa dell’assenza di una adeguata campagna informativa al pubblico; campagna che Azione ha richiesto al Ministro Nordio di intraprendere.
Orbene, l’iniziativa del partito si muove lungo linee direttrici al contempo tracciate dall’Unione Europea: il 30 dicembre 2025 è stata infatti pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la recentissima direttiva (UE) 2025/2647 del 15 dicembre 2025 che, aggiornando un quadro normativo fissato nel 2013, semplifica e rafforza l’ADR˗ Alternative dispute resolutions˗ nelle controversie tra consumatori e professionisti, soprattutto negli acquisti online. Nel solco di un indirizzo già da tempo intrapreso nell’Unione, la direttiva denota un’evidente fiducia riposta dalle istituzioni europee nella mediazione quale strumento di risoluzione efficace e celere dei contenziosi nascenti. Prendendo atto dell’aumento delle controversie, anche transfrontaliere, connesse alla crescita dell’e-commerce, dei costi spesso elevati del reclamo quale strumento di tutela, che rischiano di disincentivare il consumatore nel rivendicare i propri diritti e, dall’altra parte, dell’alto tasso di reclami che caratterizza alcuni settori commerciali, l’UE punta alla risoluzione stragiudiziale dei contenziosi.
La tutela dei consumatori entra così in una nuova fase, che andrà comunque implementata dai singoli Stati membri chiamati a recepire la direttiva entro il 20 marzo 2028. L’UE valorizza in modo esplicito la mediazione e ne amplia l’ambito applicativo: tra le principali novità, le procedure ADR vengono estese anche alla fase pre-contrattuale e post-contrattuale nelle controversie nazionali e transfrontaliere ed anche quando il professionista è di un Paese terzo e il consumatore è residente nell’UE. Sotto quest’ultimo profilo, si chiarisce che la dimensione transfrontaliera non può tradursi in una riduzione delle tutele.
Un passaggio particolarmente significativo è, poi, quello relativo al ruolo centrale degli Stati membri nel promuovere l’ADR: l’UE chiede a questi ultimi di “spingere” i professionisti ad aderire alle procedure alternative in particolare in settori commerciali dove è alto il tasso di reclami, come ad esempio trasporti e turismo. La mediazione viene, inoltre, incentivata mediante la previsione secondo cui i siti web dei professionisti dovranno rendere edotti gli utenti del sistema di ADR, fornendo adeguate informazioni.
Vengono altresì previste procedure di semplificazione della mediazione e rafforzati i mezzi automatizzati nel processo decisionale, nel rispetto di specifiche garanzie previste per gli interessati.
L’Unione europea investe quindi su una giustizia più semplice che mette al centro le parti: l’ADR non è considerata un minus rispetto al processo, ma uno strumento complementare capace anzi di offrire risposte sicuramente più rapide e potenzialmente più efficaci, nella misura in cui le parti sono libere di concordare le ‘condizioni’ per comporre una controversia, i cui esiti non dipenderanno dall’inevitabile aleatorietà del processo civile.
Promuovere la mediazione, informare i cittadini, estendere l’ADR alle nuove forme di consumo digitale e ai rapporti con operatori extra-UE significa rafforzare la tutela dei diritti senza oberare il sistema giudiziario. L’Europa ha indicato la strada. Ora spetta agli Stati membri, e quindi anche all’Italia, dare attuazione concreta a questi princìpi, trasformandoli in strumenti realmente accessibili ed efficaci per i cittadini.
La ragionevole durata dei processi è un diritto del cittadino, e spetta al legislatore garantirlo: per questo assume particolare rilievo la nostra interrogazione parlamentare con cui abbiamo chiesto al Ministero della Giustizia di potenziare la mediazione come strumento deflattivo del contenzioso civile. La nostra iniziativa si colloca dunque nella traiettoria già indicata dall’Unione europea, rafforzando un indirizzo che oggi trova conferma nella direttiva appena pubblicata.
(Diana Zingales ˗ referente Dipartimento “Giustizia” Azione Sicilia e referente di Azione Patti)



