La storia di Giorgio, il cagnolino che ogni mattina si reca al bar in attesa del suo padrone defunto, è diventata un fenomeno nazionale, un simbolo di lealtà paragonabile all’epopea di Hachiko. Ma dietro l’immagine toccante, si nascondono dettagli che rendono il suo attaccamento ancora più profondo.

Giorgio, infatti, non era un cane di razza, ma un meticcio adottato dal canile di Mirandola (Modena), salvato e amato dal suo padrone, un anziano signore che lo ha reso il suo compagno inseparabile. Un legame di riconoscenza e affetto, dunque, che ha radici ancora più solide.
Per anni, la loro routine è stata scandita dalla visita mattutina al bar del paese. Ogni giorno, alle 7:30 in punto, l’anziano e Giorgio arrivavano, l’uomo si sedeva e il cane si accoccolava sotto il tavolo, nel suo posto abituale. Ora che il padrone non c’è più, Giorgio continua quel pellegrinaggio. Si presenta puntuale, si posiziona sotto quel tavolo vuoto e attende, in un silenzio che strappa il cuore a chi lo osserva. Gli anziani che siedono li cercano di sopperire all’assenza del suo padrone, ma ahimè senza esiti.
Un elemento che accresce la commozione è il tentativo della moglie del defunto, ora l’unica a prendersi cura di Giorgio, di interrompere quella straziante abitudine.
La donna ha provato più volte a trattenere il cane o a riportarlo a casa, nel tentativo di risparmiargli una vana attesa e un dolore quotidiano. Ahimè, senza successo. La forza della routine e il bisogno di ritrovare un pezzo della sua vita passata sono più forti di qualsiasi richiamo. Giorgio sguscia via e torna in piazza, perché per lui, dell’appuntamento non è stato cancellato.
La sua presenza al bar è diventata così non solo il ricordo del padrone, ma il testamento vivente di quanto profondo e incondizionato possa essere l’amore di un animale salvato e accolto.
(Loredana Aimi)



