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GIUSTIZIA SOTTO SCACCO? L’affondo di Liprino a Milazzo: «Così si rompe l’equilibrio dei poteri» PUBBLICO PARTECIPE

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Non è stata una semplice presentazione editoriale, ma un vero e proprio “processo” tecnico alla Riforma Nordio quello andato in scena lo scorso 25 febbraio nella cornice di Palazzo D’Amico. Di fronte a una sala gremita, il magistrato Alessandro Liprino ha presentato il suo saggio “La giustizia non si divide”, trasformando un tema complesso in un grido d’allarme civile in vista del referendum del 22 e 23 marzo.

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Lontano dai toni urlati della propaganda, l’incontro ha messo a nudo i nervi scoperti della riforma costituzionale. Liprino – forte di un curriculum che spazia dall’avvocatura alla cattedra universitaria, fino al ruolo di Pubblico Ministero e oggi Giudice civile – ha dialogato con i cittadini analizzando il rischio del cosiddetto “Divide et impera”.

Il messaggio uscito dal dibattito è netto: la riforma non colpirebbe tanto i privilegi dei magistrati, quanto l’efficacia della tutela dei cittadini. Il timore espresso dai relatori è quello di uno slittamento verso un accentramento di potere nelle mani dell’Esecutivo, capace di minare l’indipendenza dell’ordine giudiziario e, di riflesso, la tenuta democratica del Paese.

A dare peso specifico all’evento, la partecipazione di esponenti di spicco dell’avvocatura e della magistratura. Al tavolo tecnico si sono alternati:

Santina Dante (Comitato Avvocati per il No); Giuseppe G. M. Foti (Comitato per il Foro di Barcellona P.G.); Adele Roselli (Associazione Civico 6). In platea, l’attenzione era palpabile. Tra i presenti spiccava l’ex Procuratore della Repubblica di Barcellona P.G., Emanuele Crescenti, affiancato da diversi Sostituti Procuratori.

Tuttavia, a colpire è stata la reazione della cittadinanza: un pubblico attivo che ha incalzato Liprino con domande dirette, segno che la riforma della Costituzione non è più percepita come un affare per soli “addetti ai lavori”. “La posta in gioco non riguarda lo status dei magistrati, ma il modo in cui i cittadini ricevono tutela dallo Stato.”

L’incontro si è chiuso con un monito chiaro: informarsi per non delegare. Con l’appuntamento alle urne ormai imminente, l’invito rivolto ai milazzesi è quello di studiare i testi normativi per comprendere come cambierà l’architettura della nostra Repubblica. I partecipanti hanno lasciato Palazzo D’Amico con una consapevolezza rinnovata: il 22 marzo non si voterà solo su un codice, ma sull’anima stessa della Carta Costituzionale.

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