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Gli asset russi e l’Europa che sogna di “rubare”

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E che dire, per un attimo qualcuno ha creduto veramente che utilizzare gli asset russi fosse una buona idea.
I soldi ci sono, sono del “nemico” russo. Sono congelati. Prendiamoli.
Tanto per l’Unione Europea, il diritto internazionale e le regole, valgono solo quando conviene.
Alcuni “governanti” avrebbero voluto, in qualche modo, confiscare gli asset russi, utilizzandoli come una sorta di anticipo delle somme a cui la Russia dovrebbe essere condannata per pagare i danni di guerra e la ricostruzione ucraina.
Praticamente si stava procedendo ad una confisca senza un processo, ovviamente in nome dei valori democratici e del popolo ucraino.
Sappiamo bene come ragiona l’Europa, o meglio, come ragionano certo potenti burocrati europei ai quali diversi governi europei si allineano con estrema facilità.
Ogni decisione viene presentata sempre come un atto di superiorità morale.
Ma questa volta si stava andando verso una rapina istituzionale con una giustificazione morale allegata.
Governi, commissari, giornalisti, editorialisti, europeisti ecc….tutti a spiegare che il diritto internazionale è importante…ma.
Come sempre c’è un bel “ma”, perché le regole valgono, ma dipende con chi e adesso abbiamo davanti l’orso russo.
Ma ci servono i soldi per finanziare la guerra in Ucraina. Cosa possiamo inventarci?
I soldi, li abbiamo lì fermi. Utilizziamoli. Chi se ne fotte dei russi.
Ad un certo punto però è arrivata la realtà, che ha rovinato tutto.
È in ballo la fiducia bancaria e la sopravvivenza dei mercati con il rischio di creare un precedente che provocherebbe insicurezza generale, per non parlare del contenzioso internazionale che sarebbe sicuramente nato.
Chi avrebbe pagato eventualmente?
Il Belgio è entrato subito in crisi, visto che la maggior parte dei fondi passa da Euroclear, su cui ricadrebbero i rischi legali e finanziari e quindi per paura di sprofondare nel caos, ha subito stoppato l’idea.
In realtà anche altri governi erano contrari come l’Ungheria. Italia e Francia sono rimaste molto caute. Altri paesi, come Olanda, Germania, Polonia e Paesi Baltici, invece, erano i più “filorapina”, ovviamente per le virtù morali che li contraddistinguono.
Ad un certo punto, vedendo l’impossibilità di utilizzare i fondi, si era pensato di utilizzare solo gli interessi maturati.
Ma la musica non cambia.
Ci hanno spiegato che non sarebbe una confisca, ma udite udite….un prestito su quelli che dovrebbero essere i fondi che la Russia avrebbe pagato, una volta condannata, per il risarcimento dei danni di guerra in Ucraina.
Ma quando sarebbe condannata? E chi ne ha la certezza?
Alla fine è arrivata la gelida realtà.
“Non se po fare”, è contro i trattati internazionali e sarebbe diventato un precedente pericoloso.
Anche giuristi, banche centrali e mercati ricordano che le riserve sovrane non sono un salvadanaio politico e quindi non si potevano utilizzare legalmente quei fondi.
Confiscare i fondi significherebbe spaventare tutti, facendo saltare la fiducia finanziaria e istituzionale.
Ma ovviamente sbagliano sempre i contrari e quindi la soluzione è di modificare le norme di decisione europea eliminando l’unanimità.
Ma sono tutti pazzi o cosa?
Sarebbe questa l’Europa che vogliamo?
Certamente i fondi per la ricostruzione dell’Ucraina sono importanti, ma come abbiamo capito, non è quella la strada.

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