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GUERRIGLIA nel carcere di Barcellona, TRE DETENUTI incendiano un reparto: FERITI AGENTI E INFERMIERE

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Ancora alta tensione durante la sera del 28 febbraio scorso nella casa circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto. Secomdo quanto ricostruito, tre detenuti avrebbero forzato il cancello della cella approfittando dello spostamento di uno di loro verso l’infermeria. Una volta usciti nel corridoio del reparto, avrebbero aggredito con calci e pugni alcuni agenti della polizia penitenziaria impegnati nella vigilanza.

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Si tratta di: Roberto Scrivo (cl. ’82) di Reggio Calabria; Giordano Mendolia (cl. ’01) di Barcellona Pozzo di Gotto e il lametino Angelo Raffaele Cavallaro (cl. ’92). Nell’udienza del 3 marzo, il gip Giuseppe Caristia ha convalidato l’arresto per tutti e tre, ma ha disposto la custodia cautelare in carcere, per i fatti avvenuti, soltanto per il 25enne barcellonese Giordano Mendolia, ritenuto soggetto a un concreto rischio di reiterazione dei reati e protagonista di una condotta particolarmente violenta.

Secondo quanto accertato dagli inquirenti e riportato nell’ordinanza del Gip, la rivolta sarebbe scoppiata intorno alle 21.35 del 28 febbraio all’interno dell’ottavo reparto del “Madia”. I tre detenuti, fino a quel momento ristretti nella stessa camera di pernottamento, avrebbero approfittato del fatto che Giordano Mendolia doveva recarsi in infermeria per la somministrazione dell’insulina. In quel momento il cancello della stanza sarebbe stato spinto e forzato, permettendo ai tre di riversarsi nel corridoio del reparto. Da lì sarebbe partita l’aggressione: calci e pugni alla testa contro gli assistenti capo della polizia penitenziaria impegnati nella vigilanza del piano terra. Nel corso dell’azione sarebbe stato anche scagliato contro gli agenti un carrello del vitto, utilizzato come oggetto contundente. Alla violenza contro gli agenti si sarebbe aggiunta quella contro il sovrintendente intervenuto per dare supporto ai colleghi, colpito con pugni al volto e alla testa. Nel caos sarebbe stato preso di mira anche un infermiere presente nel reparto, che sarebbe stato afferrato per il collo. Di fronte alla violenza dei detenuti, il personale penitenziario sarebbe stato costretto ad arretrare e a chiudere il reparto, lasciando i tre all’interno del corridoio. A quel punto la situazione sarebbe degenerata ulteriormente. I detenuti avrebbero prelevato dal box degli agenti scudi, caschi e bastoni, indossando i caschi e utilizzando gli oggetti come armi improprie.

Secondo quanto emerge dagli atti, il reparto sarebbe stato messo completamente a soqquadro: la telecamera di videosorveglianza numero 37 è stata divelta e distrutta, mentre sedie, televisore e computer sono stati rovesciati e danneggiati. Una sedia sarebbe stata data alle fiamme, provocando un principio d’incendio che ha reso l’aria quasi irrespirabile.. I detenuti avrebbero svuotato un estintore e aperto un idrante, allagando il corridoio e riempiendo di polvere l’ambulatorio medico. All’interno del locale sanitario, un infermiere si sarebbe nel frattempo barricato per paura dell’aggressione, mentre i tre avrebbero tentato di forzare la porta. La rivolta si sarebbe conclusa soltanto con l’arrivo di altri agenti della polizia penitenziaria, intervenuti in supporto per riportare l’ordine nel reparto divenuto una guerriglia. I tre detenuti sono stati quindi bloccati e arrestati poco dopo mezzanotte. A carico dei tre -difesi dagli avvocati Giuseppe Bonavita, Alessandro Russo e Antonia Condemi- viene contestato anche il reato di lesioni personali in concorso, aggravate perché ai danni di appartenenti alle forze dell’ordine e operatori sanitari. I malcapitati poliziotti aggrediti ne sono usciti con trauma cranico e cervicale non commotivo, spalle e mani lesionate, guariranno in cinque giorni. Ferite lievi anche per gli infermieri coinvolti.

Un grave episodio che ha riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza all’interno delle carceri e delle difficoltà operative per il personale penitenziario chiamato a gestire situazioni emergenziali.

(Giovanni Luca Perrone)

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