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IL DERBY DELLE OMBRE, la simulazione si fa strategia ed è caos: “LA PENNA CI CASCA, BASTONI… SULLA SPORTIVITÀ”

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Il Derby d’Italia, per definizione, non è mai una partita come le altre. Ma quello andato in scena ieri sera a San Siro è stato un inno al caos, un cortocircuito dove il confine tra scaltrezza e antisportività è svanito sotto i colpi di una direzione di gara inadeguata. L’Inter porta a casa i tre punti e un prezioso +8 sul Milan, ma la vittoria del campo viene quasi oscurata dalle macerie di un episodio che farà discutere per mesi.

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Al minuto 42 il calcio ha abdicato alla realtà. L’espulsione di Kalulu non è stata solo un errore: è stata una distorsione ottica. In un’era dominata dalla tecnologia, restiamo spettatori impotenti davanti a un paradosso regolamentare: il VAR, guardiano del “chiaro ed evidente errore”, è costretto al silenzio se l’arbitro estrae un secondo giallo invece di un rosso diretto.

La Penna ha visuale libera, eppure vede un contatto che non esiste. Graziano Cesari lo ha definito uno “strafalcione da matita blu”, e non si può che concordare. Ma il vero nodo della questione non è solo l’errore del fischietto, quanto ciò che lo ha indotto: la caduta plateale di Alessandro Bastoni.

C’è una linea sottile che separa il “cogliere l’attimo” dalla simulazione deliberata. Bastoni, difensore di caratura internazionale, ha scelto la via del teatro. Se da un lato la “furbizia” viene spesso celebrata come dote dei campioni, dall’altro non si può ignorare il sapore amaro che lascia un’esultanza rivolta a un avversario cacciato ingiustamente.

La reazione immediata di Chivu, che ha richiamato il suo difensore in panchina pochi istanti dopo, è stata la conferma più esplicita del pericolo corso: il tecnico nerazzurro ha fiutato l’aria pesante, consapevole che il suo giocatore era stato graziato da un’espulsione che, per regolamento e coerenza, sarebbe stata l’unica decisione corretta per comportamento non regolamentare.

L’Inter festeggia un successo fondamentale, ma la Juventus di Spalletti esce da San Siro con la consapevolezza di aver giocato meglio e di essere stata condannata da un episodio extra-calcistico. Resta una domanda: fino a quando il calcio italiano potrà permettersi che partite di questo peso vengano decise da “abbagli” che tutti vedono, tranne chi ha il fischietto in bocca? Il verdetto di San Siro è scritto, ma la macchia su questo Derby d’Italia resterà indelebile.

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