Regole per tutti, eccezioni per chi comanda.

Siamo alle solite, l’ implacabile imperialismo Usa da un lato e gli imperi del male dall’altro.
Come è possibile che qualsiasi azione messa in atto dall’amministrazione americana venga praticamente giustificata da una parte della politica italiana e mondiale che viceversa condanna qualsiasi altra azione di altri Stati più lontani ideologicamente?
Ovviamente avviene al contrario per l’altra parte politica.
La più bella delle parole che si mette sempre in campo è quella dell’esportazione della “democrazia”, siamo i prediletti che devono mettere le condizioni affinché i diversi popoli sappiano autodeterminarsi e guai a fare il contrario, in questo caso diventerebbero paesi facenti parte dell’asse del male.
Ma chi è così onnisciente da saper definire per bene cos’è il bene e cos’è il male?
La mia risposta è: il più forte (sic!)
La parola “democrazia” è tornata puntualmente ad essere utilizzata come una clava, per le vicende accadute in Venezuela negli ultimi giorni.
Ma come dicevamo prima, quando si viola il diritto internazionale, perché alcuni Stati si meritano le sanzioni, mentre altri si meritano gli applausi?
Quando da Washington si sente alzare la voce è per la difesa della libertà, la tutela dei diritti, il sostegno al popolo, come è avvenuto in Iraq, in Libia e chi più ne ha più ne metta, anche perché cambiano i teatri, ma la musica è sempre quella.
Se non ricordo male si è bombardata la Serbia per “fermare le bombe”, veramente un capolavoro geopolitico.
Ma cosa succede quando non è a muoversi l’imperialismo a stelle e strisce?
Ecco, qui cambia tutto, per esempio l’intervento della Russia in Ucraina viene – giustamente – condannato, quindi sanzioni, armi, diplomazia (ben poca, soprattutto dalla UE) e via dicendo per difendere l’aggredito.
Ma quando i carri armati e le bombe parlavano in inglese?
I paesi europei applaudivano perché i paesi venivano “ricostruiti” a suon di missili per esportare “democrazia”.
Ma il tema non è assolvere Mosca, Pechino o quanti altri, ma piuttosto è quello della coerenza. Se l’invasione è un crimine, lo deve essere sempre, a prescindere degli attori e dei motivi (che di solito sono sempre economici, vedi pozzi petroliferi venezuelani).
Se la sovranità nazionale è sacra, lo deve essere anche quando non piace agli amici americani, altrimenti inutile parlare di diritto internazionale, meglio parlare di regolamento condominiale, dove a fare da padrone è sempre il più forte.
Attenzione adesso, dopo aver invaso il Venezuela e aver rapito il Presidente in carica Maduro, che dovrebbe essere processato negli Stati Uniti, non si capisce bene in base a quale diritto, chi dovrebbe dire qualcosa alla Cina se decidesse di “riconquistare” Taiwan?
O se accadesse qualcosa del genere, avremmo un’esplosione di indignazione generale?
Non è esente da spettacolo neanche la politica italiana, che fino a ieri giustificava le guerre “necessarie” e invece adesso si erge a paladina del diritto internazionale.
Altri invece scoprono l’autodeterminazione dei popoli solo quando ad intervenire sono gli americani e fanno finta di non capire, quando intervengono gli altri.
La verità è una, anche se scomoda. Non si giudicano le azioni, ma soltanto le bandiere, non si giudica cosa si stia facendo, ma chi lo sta facendo e una sorta di ordine mondiale non si può fondare su due pesi e due misure. Il resto è retorica e anche piuttosto logora.



