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LA VARETTA DEL CRISTO MORTO di Pozzo di Gotto ritrova la sua luce: DOPO 6 MESI DI RESTAURO TORNA ALLA DEVOZIONE

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Torna a casa uno dei simboli più preziosi della Settimana Santa barcellonese. Tra scoperte storiche e maestria artigiana, ecco come la “Varetta” ha ritrovato la sua luce originale.

C’è un momento in cui l’arte incontra la fede e la tecnica si fa preghiera: quel momento è scoccato nella giornata di ieri, martedì 30 dicembre 2025, con la riconsegna ufficiale della Varetta del Cristo Morto. Dopo un esilio durato sei mesi nel laboratorio della famiglia Calvagna a San Gregorio di Catania, l’artistica vara che contiene Gesù morto, è tornata nella comunità di Pozzo di Gotto, pronta a riprendere il suo posto nel cuore della tradizione.

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​Il delicato intervento, durato dal giugno scorso, non è stato solo un lavoro tecnico, ma una staffetta generazionale. A curare le ferite del tempo sono stati Giovanni Calvagna insieme ai figli Carmelo e Giuseppe, eredi di una tradizione di restauratori attiva dal 1963. Sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza di Messina (rappresentata dalla Dott.ssa Stefania Lanuzza), il laboratorio catanese ha operato una vera metamorfosi.

​“Le operazioni di pulitura hanno restituito una brillantezza straordinaria all’oro zecchino”, spiega con orgoglio l’architetto Rosario Andrea Cristelli, Direttore dei Lavori. Ma non è stato solo un restauro estetico: la struttura è stata consolidata per resistere alle sollecitazioni meccaniche della processione, grazie a interventi mirati sulla portantina a ruote e all’uso di materiali naturali come la gommalacca decerata, capace di proteggere l’opera senza tradirne l’anima.

​Il restauro ha portato con sé anche una preziosa scoperta storica. Durante le fasi iniziali, l’architetto Cristelli ha individuato una firma finora celata: quella dell’artista pozzogottese Iris Isgrò, che in passato si era presa cura della scultura in legno massello del Cristo. Un tassello che si aggiunge al mosaico della memoria locale, legando ancora di più l’opera al territorio.

​La riconsegna è avvenuta in un clima di solennità, alla presenza di Mons. Santo Colosi, parroco di Santa Maria Assunta, e dell’Avv. Nino Munafò, in rappresentanza delle famiglie Basilicò e Munafò. Sono proprio loro, eredi del Dott. Rosario Basilicò, ad aver garantito con generosità il patrocinio dell’opera, dimostrando come il mecenatismo privato sia ancora il motore vitale per la salvaguardia del patrimonio sacro. ​Immancabile la presenza di Vito Arrigo, memoria storica della Varetta e custode dell’antica arte dell’intreccio delle palme, figura che incarna la continuità tra il passato e il futuro della devozione popolare.

​Il viaggio non è ancora finito. Nel pieno rispetto del cronoprogramma, il mese di gennaio vedrà l’ultima, emozionante fase: l’assemblaggio finale e il reinserimento della scultura del Cristo nel suo letto santo restaurato. Sarà quello il momento in cui la comunità potrà finalmente riabbracciare, in tutta la sua sfolgorante bellezza, il simbolo del Venerdì Santo pozzogottese.

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