Si è conclusa la quarta edizione della rassegna che riscrive il paesaggio UNESCO attraverso installazioni effimere. Da Didier Fiúza Faustino a Leopold Banchini, ecco come il design contemporaneo sta riattivando i luoghi dimenticati della Sicilia.

Non è solo un festival, è una nuova grammatica del territorio. Il COSMO Festival 2025 manda in archivio la sua edizione inaugurale (all’interno del ciclo quinquennale) confermandosi come uno dei laboratori di architettura più ambiziosi del Mediterraneo. Unendo in un unico “filo rosso” il Parco Archeologico della Neapolis di Siracusa e la Necropoli di Pantalica, l’evento ha dimostrato che il patrimonio UNESCO non è un museo polveroso, ma materia viva da interrogare attraverso il progetto contemporaneo.
I dati parlano chiaro: Siracusa e il suo hinterland sono al centro di una crescita trainata dal turismo internazionale. Ma a cambiare non sono solo i numeri, è la qualità dello sguardo. Il visitatore oggi cerca la complessità, il dialogo tra natura e storia. In questo scenario, COSMO si inserisce con una proposta radicale: 15 installazioni in 5 anni, tutte rigorosamente reversibili e smontabili, capaci di accendere luci su angoli marginali o poco valorizzati.
Tre architetti di fama mondiale, tre generazioni a confronto, tre gesti che hanno cambiato la percezione del paesaggio:
Il Trono Nomade di Didier Fiúza Faustino: Con “Personal Kingdom”, l’architetto franco-portoghese ha portato all’Anaktoron di Pantalica una struttura itinerante che invita al rito. Un trono laico che permette di “abbracciare” il paesaggio preistorico, trasformando la visita in un’esperienza fisica e politica.
La Memoria Verticale di Fondamenta: A Sortino, l’installazione “25054” ha riattivato un asse urbano che sembrava perduto. Ruotato di 5,7 gradi per allinearsi idealmente con Pantalica, il padiglione agisce come un cannocchiale visivo, legando la città moderna alla profondità della storia antica.
Il Mito della Capanna di Leopold Banchini: Con “Asympta”, lo svizzero Banchini ha esplorato le radici dell’abitare preistorico, usando materiali locali per costruire un rifugio speculativo che interroga il nostro rapporto con la geologia e la memoria.
Il curatore del festival, l’Arch. Francesco Moncada, non nasconde le sfide: “Il percorso non è stato privo di difficoltà, alcune più resistenti del previsto”. Eppure, è proprio in questa resistenza che COSMO trova la sua ragione d’essere: mettere in discussione la gestione frammentata degli spazi pubblici attraverso la qualità del progetto. Il nome stesso, dal greco Kosmos, richiama l’ordine armonico tra comunità e natura. Una visione resa possibile dalla collaborazione con Artedia e il suo braccio operativo Disé, eccellenze siciliane nella produzione di opere per istituzioni internazionali.
Mentre cala il sipario sulle installazioni del 2025, lo sguardo è già rivolto al futuro. Se il tema di quest’anno è stato il Contesto, la prossima edizione si concentrerà sul Content (Contenuto), analizzando i significati e gli usi dello spazio oltre la forma. Sono già stati annunciati i prossimi protagonisti: i giovani talenti Parabase (Spagna), Nuno Melo Sousa (Portogallo) e Daryan Knoublauch (Germania).
Il COSMO Festival saluta così Siracusa e Pantalica, lasciando dietro di sé non cemento, ma idee, riflessioni e la certezza che la bellezza, per essere tale, deve continuare a dialogare con il presente.
Un progetto sostenuto da: Comune di Siracusa, Comune di Sortino, Comune di Ferla.Curatela: Arch. Francesco Moncada.



