A Sinagra l’acqua non è mai stata un semplice elemento naturale. È stata il metronomo del lavoro, il fulcro del rito, la misura stessa del tempo. Oggi, quella storia millenaria trova una nuova casa tra le pagine de “Le cento fontane di Sinagra”, l’opera di Enza Mola presentata nei giorni scorsi nella prestigiosa cornice di Palazzo Salleo. L’evento, nato dalla sinergia tra il Comune e la Pro Loco, ha svelato un progetto che va ben oltre il semplice censimento: è un viaggio nel “paesaggio culturale” di un intero territorio.


Il titolo potrebbe ingannare il lettore distratto. Non siamo di fronte a un catalogo di architetture idriche, ma a un atlante dell’invisibile. Riprendendo la lezione di Italo Calvino, l’autrice dimostra che la città non è un inventario di oggetti, ma un sistema di relazioni tra spazio e memoria. Mola adotta il metodo etnostorico caro ad Aurelio Rigoli, usando l’oralità e il vissuto popolare per mappare non solo 139 fontane, ma anche 52 palmenti, mulini, frantoi e persino alberi secolari. Acqua e vino, dunque, come i due assi su cui ruota la grammatica dell’abitare nebroideo.
Il libro colpisce per il rigore scientifico unito alla profondità antropologica. Ogni scheda è uno strumento tecnico riutilizzabile per la tutela e la scuola: dati catastali, geologia e cartografia (CTR) si fondono con i colloqui con i rabdomanti e lo studio delle catusere (le antiche condutture). «Mostrare la continuità tra tecnica e sacro», è l’obiettivo dichiarato: spiegare come una vena d’acqua possa governare riti, confini e identità.

Ma il volume è anche un gesto civile. Le fotografie non nascondono il degrado e l’abbandono di molte di queste micro-infrastrutture comunitarie, rese marginali dall’avvento dell’acqua domestica. Enza Mola denuncia il rischio di perdere non solo le pietre, ma il lessico stesso di un territorio. Documentare, in questo senso, diventa l’unica base possibile per “riattivare”: creare itinerari lenti, promuovere restauri e restituire dignità ai saperi minuti.
Alla presentazione, moderata dal giornalista Marcello Proietto di Silvestro, hanno preso parte figure di spicco della cultura e delle istituzioni: l’assessore Marzia Mancuso, l’editrice Grazia Velvet Capone (Aurea Nox), l’archeologo Michele Fasolo, i docenti Andrea Marcel Pidalà e Rosetta Vitanza, oltre alla stessa autrice, oggi presidente della Pro Loco. Sinagra, attraverso questo libro, smette di essere uno sfondo e torna a essere un “patto tra generazioni”, ricordandoci che il paesaggio è, prima di tutto, un bene comune da proteggere.



