Nuova svolta per il caso di “lupara bianca” che a Barcellona l’8 aprile del 1990 inghiottì per sempre il camionista non ancora 23enne di Barcellona Sebastiano Rizzotti, il cui corpo non è mai stato ritrovato. Ieri pomeriggio infatti la corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, che si occupava della vicenda a 36 anni dalla scomparsa dopo il rinvio della Cassazione, ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione che nel febbraio del 2024 fu inflitta dalla corte d’assise d’appello di Messina all’unico imputato rimasto sotto processo per questa esecuzione, Renzo Messina, 57 anni.

Lo svolgimento di un nuovo processo era stato stabilito dalla quinta sezione penale della Cassazione nell’ottobre del 2024, che aveva poi deciso di inviare il fascicolo processuale alla corte d’assise d’appello di Reggio Calabria. I giudici romani nell’ottobre del 2024 avevano evidentemente valutato come validi alcuni profili del ricorso presentato a suo tempo dal difensore di Messina, l’avvocato Giuseppe Lo Presti. Ieri pomeriggio il nuovo verdetto di conferma della pena. Dopo le motivazioni della sentenza, l’imputato potrà nuovamente ricorrere in Cassazione. Nella circostanza, sostenne l’accusa, nel pomeriggio dell’8 aprile del 1990, Renzo Messina, ritenuto contiguo alla famiglia mafiosa di Barcellona, avvicinò la vittima conducendola con un pretesto nella frazione Gala dello stesso Comune, dove ad attenderli c’erano i vertici dell’organizzazione mafiosa che, dopo un sommario interrogatorio, ne avrebbero decretato l’uccisione. Diversa, invece, la posizione dell’altro imputato originario, Domenico Abbate, difeso dall’avvocato Tommaso Autru Ryolo, già uscito definitivamente dal processo: per lui era stata confermata l’assoluzione dall’accusa di omicidio, mentre la condanna per associazione mafiosa inflitta in primo grado era stata cancellata in appello per intervenuta prescrizione.
Nel processo si sono costituiti parte civile i familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Fabio Repici. Già in primo grado era stata disposta una provvisionale immediata di 10 mila euro per ciascuno dei sei congiunti, oltre al risarcimento da quantificare in sede civile: statuizioni confermate anche nei successivi gradi di giudizio.



