13 C
Milazzo

Megadeth, Megadeth… col passare di strani eoni anche la megamorte può morire

Pubblicato il :

Recensioni al primo ascolto, se serve pure al secondo e al terzo.
Gli addii non sono mai una cosa piacevole, anche quando vengono annunciati con una certa serenità.
Nell’agosto dell’anno scorso David Mustaine, leader assoluto dei Megadeth, per motivi legati alla propria salute, annuncia il ritiro dalle scene che si chiuderà con un ultimo album ed un ultimo tour. Un colpo al cuore per i fan più accaniti. Mustaine non è mai stato una persona facile, un carattere spigolosissimo che ha causato il suo allontanamento dai Metallica (dovuto anche all’eccessivo abuso di droghe e alcol), ma è anche una persona ostinata all’inverosimile e la nascita dei Megadeth con la successiva ascesa e consacrazione all’olimpo degli dei del metallo ne rappresenta la prova assoluta. Nel gennaio 2026 esce l’ultimo omonimo album della band… salvo ripensamenti futuri.
Per l’occasione abbiamo ascoltato la versione giapponese dell’album corredata da un bel booklet e con due pezzi aggiuntivi, “Ride the Lightning”, pezzo portato alla ribalta dai Metallica che porta la firma di Mustaine ed una versione strumentale del brano “The last note”. In copertina, per il commiato, Vic Rattlehead, mascotte dei Megadeth, indossa un meraviglioso ed elegante abito bianco, con tanto di fiore all’occhiello, mentre viene divorato da fiamme apocalittiche, l’illustrazione si completa con la visione da dietro nel retro del CD e con atre illustrazioni all’interno, pregevole il lavoro dell’illustratore Blake Armstrong.
Il disco si apre con “Tipping point” e già dalle prime note ci si rende conto di essere davanti a un classicone!
Ritmo serratissimo, chitarre spaziali e voce ruvida, David ci racconta del suo punto di svolta. In generale la struttura dell’album è perfettamente coerente, sono tutti classici registrati in maniera impeccabile con il giusto tiro e la giusta energia, non è un disco che ti esplode in testa ma tira che è un piacere e ti trascina irrimediabilmente negli anni 90! Quelli dei metallari, dei chiodi e delle borchie, di Mtv ed Headbangers Ball, dei superchitarrismi che sono passati di moda, della pizza e birra a 10.000 lire, quelli della polizia che irrompeva prima dell’inizio di una serata e mi faceva smontare tutta la strumentazione pensando che nascondessi la droga nel vano batterie del mio pedalino della boss … ah! Che nostalgia.
Tra i pezzi che mi hanno colpito posso citare “Hey God?!”, che mi fa pensare alla conversione evangelica di Mustaine, “Another bad day” con quella melodia alla Blue Öyster Cult. Il commiato è affidato a l’ultima nota di “The last note”, molto, molto, troppo Spinal Tap.
Devo dire la verità, ho ascoltato il disco più volte, inizialmente mi ha lasciato freddo e indifferente e avevo scritto cose molto diverse da quelle che avete letto. Poi, al terzo ascolto, non so per quale motivo, l’ho sentito in maniera del tutto diversa e mi ha preso. Non è il capolavoro, ma è un buon disco. Ovviamente ne consiglio l’ascolto, credo che dovrei provare a riascoltarlo anche in macchina.
P.S.: Se Il Bucca avesse avuto la possibilità di leggere una mia recensione di un disco dei Megadeth mi avrebbe immediatamente chiamato per mandarmi a fare in culo come solo lui sapeva fare, raccomandandomi di limitarmi ad ascoltare e scrivere solo dei fottuti King Crimson.
Ci manchi Ivano.
(TadDJ)
- Advertisement -

Articoli Correlati

- Advertisement -spot_img
- Advertisement 4 -spot_img