Sandy Paone raccoglie i disagi della comunità: “L’accessibilità è un diritto per garantire pari opportunità”

Marciapiede e carreggiata in condizioni di evidente dissesto. Quasi assente risulta essere l’illuminazione. Sono solo alcune criticità rilevate a Messina, in zona Provinciale.
Il marciapiede all’incrocio tra via Napoli e via Marche presenta mattonelle mancanti e una porzione di pavimentazione completamente rimossa. Nella carreggiata è presente una buca con detriti e materiale lapideo: un pericolo per la circolazione dei veicoli e per la sicurezza dei pedoni. Inoltre da Villa Dante fino a Gazzi, il tratto è quasi perennemente al buio, con l’eccezione di alcuni lampioni che ogni tanto si accendono.
La denuncia arriva da Santina Paone, conosciuta nel quartiere come Sandy Paone, che ha raccolto i disagi della popolazione locale.

Considera uno dei punti di riferimento della comunità, la Paone è componente del Circolo di Messina del Movimento Politico “Partiamo da Qui”, prossima a mettersi in gioco nelle competizioni amministrative.
“Marciapiedi troppo stretti, edifici senza ascensore, rampe assenti o non a norma. Le barriere architettoniche rappresentano uno degli ostacoli più significativi all’inclusione delle persone con disabilità – specifica la Paone, che da tempo lavora con persone fragili. “Si limitano di fatto il diritto alla mobilità, al lavoro e alla partecipazione alla vita pubblica. Non si tratta soltanto di una questione tecnica, ma culturale, perché l’unica disabilità nella vita è un cattivo atteggiamento. Investire in infrastrutture inclusive significa promuovere una società più equa, dove nessuno sia costretto a rinunciare alla propria autonomia a causa di un gradino di troppo!”.
In Italia le barriere architettoniche negli spazi pubblici sono disciplinate dalla Legge 13/1989, dal decreto ministeriale 236/1989 e dal D.P.R. 503/1996 rivolto a edifici e spazi pubblici. Norme che prevedono che i percorsi pedonali siano accessibili, continui e sicuri, senza ostacoli o dislivelli pericolosi.
Specifica Santina Paone: “La normativa italiana, a partire dalla Legge 13 del 1989, ha stabilito criteri precisi per l’abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e privati. Inoltre, la Organizzazione delle Nazioni Unite ha promosso la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, ratificata anche dall’Italia, che sancisce il diritto all’accessibilità come principio fondamentale per garantire pari opportunità.
Tuttavia, tra leggi e realtà quotidiana, permane un divario evidente. Molti edifici storici presentano vincoli strutturali che rendono complessi gli interventi di adeguamento. Allo stesso tempo, la mancanza di fondi e una pianificazione urbana non sempre inclusiva rallentano i processi di rinnovamento”.
Inoltre bisogna specificare che, secondo l’ISTAT, dichiara la Paone: “Milioni di italiani convivono con una qualche forma di disabilità. Per loro, anche azioni quotidiane come salire su un autobus, entrare in un ufficio pubblico o attraversare una strada possono trasformarsi in un percorso a ostacoli. L’accessibilità non è un privilegio ma un diritto. Rendere una città accessibile significa migliorarla per tutti: anziani, famiglie con passeggini, persone con difficoltà temporanee”.







