Un’articolata indagine condotta dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Messina, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sette persone accusate di associazione per delinquere finalizzata al commercio di prodotti contraffatti.

Il provvedimento, emesso dal Giudice per le indagini preliminari, prevede quattro arresti in carcere, due ai domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, anche del reato di ricettazione.
Le indagini, avviate nel 2022, hanno fatto emergere l’esistenza di un’organizzazione criminale radicata nel rione Giostra di Messina, dedita alla vendita online di capi d’abbigliamento, accessori e profumi recanti marchi contraffatti di noti brand nazionali e internazionali. Il gruppo operava attraverso una pagina Facebook collegata a un gruppo chiuso con oltre 2.200 iscritti, utilizzata per promuovere e vendere i prodotti a prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli di mercato.
Determinante, per ricostruire il modus operandi del sodalizio, è stato l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese e accertamenti bancari. Le vendite avvenivano anche tramite dirette social, durante le quali venivano mostrati e commercializzati i prodotti, successivamente consegnati a domicilio o spediti ai clienti.
Gli approfondimenti economico-patrimoniali hanno inoltre evidenziato flussi di denaro incompatibili con i redditi dichiarati dagli indagati, spesso inesistenti, nonché una evidente ostentazione di ricchezza sui social network.
I NOMI
Il giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere per quattro persone:
Angelo Arrigo, 37 anni
Paolo Arrigo, 36 anni
Antonino Arrigo, 52 anni
Ramona Assenzio, 47 anni
Sono finite invece agli arresti domiciliari:
Giuseppa Paratore, 34 anni
Alessia Stracuzzi, 33 anni
È stato infine applicato l’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria per la 28enne Giuseppa Arrigo. Per altri cinque indagati il gip, pur riconoscendo un ruolo gregariale, non ha ritenuto necessaria l’applicazione di misure.



