Torna in libertà Mike Corica. Il Tribunale del Riesame di Messina, su rinvio della Cassazione, dopo aver riqualificato il reato di omicidio volontario in omicidio colposo, escludendo il reato di omissione di soccorso, ha annullato nel merito l’ordinanza cautelare emessa nei confronti del 60enne Michelangelo Corica, disponendone l’immediata scarcerazione, già eseguita ieri. La decisione, nel merito, riguarda la morte dell’ex badante russa Raisa Kiseleva di 75 anni, deceduta il 7 luglio 2025 e ritrovata senza vita cinque giorni dopo, il 12 luglio, nel greto del torrente Longano, a breve distanza dall’abitazione sulla via del Mare dell’indagato . Per il decesso della donna, a Corica veniva contestato il reato di omicidio volontario aggravato e l’omissione di soccorso. Si tratta dello stesso reato per il quale, secondo l’accusa, l’imputato era chiamato a rispondere con l’aggravante della relazione affettiva e con un’ulteriore aggravante comune, riferita ai casi in cui il delitto viene commesso approfittando di circostanze tali da rendere la vittima più debole o incapace di difendersi. Nelle motivazioni del provvedimento si sottolinea come l’uomo avesse con la donna una convivenza discontinua e che, dagli elementi esaminati, non emergessero «i presupposti per sostenere, neppure con il grado di probabilità richiesto in sede cautelare, e soprattutto, la configurabilità del dolo eventuale. I giudici hanno richiamato i principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità in materia di elemento soggettivo del reato», osservando come «la condotta attribuita all’indagato, pur gravemente imprudente, dovesse essere ricondotta alla violazione di regole cautelari di comune prudenza e non all’accettazione consapevole del rischio dell’evento mortale». Tanto che all’imputato è stata contestata la sola ipotesi di reato di omicidio colposo, annullando allo stesso tempo l’ordinanza cautelare emessa nei confronti di Mike Corica.

E, secondo quanto si legge nelle motivazioni, Corica “non disponeva al momento della caduta di concreti poteri impeditivi dell’evento. E risulta impossibile, alla luce degli esami condotti dal medico legale, stabilire dopo quanto tempo sia morta la donna rispetto alla caduta e se un tempestivo intervento dell’indagato avrebbe potuto evitare il tragico evento.
E quanto spiegato da Corica durante l’interrogatorio per il giudice ha “particolare valenza dimostrativa”. Il 7 luglio 2025 la coppia rientra insieme a Barcellona Pozzo di Gotto giungendo in via del Mare. A quel punto si avvicinano al muretto sull’argine del torrente Longano, l’anziana si siede estraendo dalla borsa una bottiglia di plastica contenente del vino.
In quel frangente,il sessantenne le ricorda il pericolo di caduta, ma la donna, senza voltarsi, lo respinge protraendo la mano verso dietro. A quel punto Corica avvicina la mano verso la 75enne, toccandola. E proprio in questo momento lei perde l’equilibrio e precipita nel torrente. In merito alle fasi successive alla rovinosa caduta, l’indagato ha precisato di aver subito raggiunto la donna, rinvenendola riversa a faccia in giù con una ferita alla testa da cui fuoriusciva del sangue, di non averla toccata e di essersi allontanato in preda al panico, senza chiamare i soccorsi e lasciandola sul posto.
(Giovanni Luca Perrone)



