“Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo, mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato”. Il capo della polizia Vittorio Pisani sceglie il pugno duro contro Carmelo Cinturrino, l’agente 42enne originario di Ali’ Terme, in carcere accusato di omicidio volontario per aver sparato e ucciso Abderrahim Mansouri lo scorso 26 gennaio a Milano, nel boschetto di Rogoredo.

“Ieri, subito dopo il fermo disposto dall’autorità giudiziaria, ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla polizia di Stato”, ha spiegato Pisani in un’intervista al Corriere della Sera. Per il capo della polizia, è ancora da chiarire “la posizione degli altri poliziotti coinvolti, per i quali si potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre al favoreggiamento e l’omissione di soccorso”, con “l’attività ispettiva” che “sarà estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria. Finora non l’abbiamo fatto per evitare di danneggiare l’indagine, ma dopo la discovery possiamo procedere”.
Sul capitolo “scudo penale”, tirato in ballo in questi giorni come provvedimento che avrebbe potuto ostacolare le indagini e la ricerca della verità, Pisani crede che non “avrebbe ostacolato alcunché, perché la necessità di sparare non appariva evidente. La norma non prevede alcuna immunità, bensì una modifica procedurale non solo per le forze dell’ordine ma per tutti i cittadini. E il fatto che un pm debba decidere in un tempo breve e predefinito se esiste o meno una causa di giustificazione, può essere positivo per assumere le iniziative adeguate anche solo nell’impiego del dipendente coinvolto nel caso”.
“Ma di certo – ha aggiunto – questa modifica è stata determinata anche da altro”, come “dalla deformazione mediatica subita dall’informazione di garanzia, trasformatasi da strumento di tutela dell’indagato con funzione difensiva in atto d’accusa all’interno di un processo mediatico, sempre più frequente, che anticipa il processo penale. Di cui, nel nostro Paese, si sta perdendo la cultura, con grave lesione della presunzione d’innocenza”.
Intanto oggi – 25 febbraio – il gip di Milano Domenico Santoro non ha convalidato il fermo di Cinturrino per mancanza del pericolo di fuga ma ha deciso di disporre la custodia cautelare in carcere per i gravi indizi di colpevolezza a suo carico e ritenendo che l’assistente capo di polizia possa uccidere ancora e inquinare le prove, come tentare di convincere i suoi colleghi a rendere una versione in linea con la sua.
Il gip, nell’ordinanza, scrive che da Cinturrino non è emerso nessun “spirito collaborativo”, ha ammesso solo “aspetti che risultavano” già acclarati nelle indagini, come di aver “alterato la scena del delitto” mettendo la pistola finta, mentre per il resto dichiarazioni non credibili come su quel colpo esploso, a suo dire, con intento solo “intimidatorio”, perché spaventato. In più i suoi “metodi intimidatori” nelle operazioni, che lui ha negato, trovano “conferma” nelle testimonianze.



