Barcellona Pozzo di Gotto da diversi anni sembra non volere più valorizzare ciò che è sulla bocca di tanti e nel cuore di pochi, così mi ritrovo a constatare quanto a volte sia spiacevole verificare le lacune di chi, essendo un artista, dovrebbe diffondere il bello nella sua interezza.

In questa circostanza sono un po’ di parte ma sempre da quella dei più fragili deboli o disagiati.
A Giugno c.a. Ricevo da un caro amico, Paolo Puglia, l’invito a presiedere all’incontro che lo vede protagonista della serata al museo Epicentro di Gala. per chi non conosce il museo questa struttura nasce e cresce grazie all’impegno di un artista Nino Abbate attuale direttore del museo che dal 1994 accoglie più di 900 artisti e tanti visitatori durante eventi culturali e conferenze.
Nel Settembre del 2020 ricordo di aver visitato i locali ma sulle proprie gambe e senza impedimenti tutto fluisce e si apprezza ciò che di bello c’è dando per scontato che sia «per tutti» per cui accolgo l’invito e penso bene di portare anche mia sorella Alessia, portatrice sana di una disabilità (l’ironia in questi casi aiuta ad affrontare i disagi con un po’ di leggerezza).
Mi trovo di fronte ad una barriera architettonica che mai pensavo di trovare e faccio veramente fatica a credere che un museo, anche se privato, possa non avere pensato ad un accesso per diversamente abili. Il direttore viene chiamato e nel raggiungerci al parcheggio dopo la proposta di accesso alla struttura con Alessia in braccio ha potuto solo constatare l’impossibilità di quest’ultima date le problematiche fisiche ed il rischio di sollevare Alessia dalla sua sedia a rotelle .
Non conosco la realtà di questo museo per cui vado a leggere alcuni articoli e informazioni e vengo attirata da un articolo dove lo stesso direttore esprime il suo rammarico nei confronti di un’amministrazione che «discrimina» e ⅞⅝esprimendo altresì malcontento nei confronti delle associazioni culturali dell’hinterland barcellonese.
Riporto di seguito l’articolo in questione pubblicato:
«Riceviamo e pubblichiamo integralmente un comunicato stampa a firma di Nino Abbate, Direttore del Museo Epicentro di Gala, nel quale l’artista esprime tutto il proprio malcontento nei confronti delle istituzioni cittadine e delle associazioni culturali del territorio.
“In una città dormiente dove L’Assessorato alla Cultura della città di Barcellona Pozzo di Gotto presenta un programma degli eventi primaverili 2024 senza coinvolgere la parte migliore della cultura barcellonese.
Non si possono accettare questi continui comportamenti da una Istituzione pubblica eletta dai cittadini che dovrebbe essere di interesse sociale collettivo, che presenta un programma che non rispecchia gli aspetti rappresentanti dalle varie associazioni culturali del territorio, mai interpellati e costretti a presentare degli eventi a titolo personale e a proprie spese.
Ancora una volta esprimo il mio più profondo rammarico come rappresentante del Museo Epicentro, e constatato che altre Associazioni che svolgono la loro attività culturale con dignità alle periferie di questa città del Longano non contestano questo modo di fare dell’Assessorato alla Cultura che dovrebbe essere il nostro perno principale di sostegno e incoraggiamento, al contrario applica una forma imposta e senza una via d’uscita con la collaborazione di persone legate non al contesto sociale in cui vivono ma ad una stretta borghesia di intellettuali che ne beneficiano di una pubblicità dal sapore grottesco che non porta alcune benessere di immagine alla nostra Città.
Mi chiedo quale futuro ci possa essere per la nostra città di Barcellona Pozzo di Gotto, chiusa nel suo centro storico con eventi atavici e spesso dal sapore goliardico? La colpa non è degli umani o vegetariani, ma da una negatività mentale priva di lucidità e aperture a persone che sanno che tutto sarebbe più armonioso per l’intera comunità. Questo non va bene, e come dare la vista a chi non vuole vedere.”
Finisco di leggere e mi viene da pensare ad un vecchio detto siciliano… poi sorrido… pensando che la storia la si migliora solo se i protagonisti non indossano più la maschera e ritornano «umani»con pregi difetti e voglia di migliorare il mondo attraverso l’arte… quella vera… quella che non discrimina e unisce le «diversità».
(Carmen Trovato)



