Roma si congeda dall’Anno Santo della Speranza tra l’abbraccio dei fedeli e un piano sicurezza senza precedenti.

Epifania 2026, martedì 6 gennaio, ore 9:41: il suono sordo dei battenti di bronzo che si ricongiungono segna la fine di un’epoca e l’inizio di un cammino. Papa Leone XIV ha chiuso ufficialmente la Porta Santa della Basilica di San Pietro, scrivendo la parola “fine” sul Giubileo 2025. Un evento che passerà alla storia non solo per i numeri da capogiro, ma per quella singolare e potente staffetta spirituale iniziata la notte di Natale del 2024 con Papa Francesco e portata a compimento oggi dal suo successore.

In una Basilica gremita, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Pontefice si è inginocchiato in silenzio prima di sigillare il varco giubilare. «Si chiude questa porta, ma non quella della tua clemenza», ha recitato Leone XIV, lanciando poi un’omelia durissima contro le logiche del potere mondiale, nel corso della Messa dell’Epifania all’interno della Basilica. Il Papa ha messo in guardia l’umanità dai “deliri di onnipotenza” e dalle “intenzioni di Erode”, ovvero quelle paure che diventano aggressione e conflitto. L’invito è a una resistenza spirituale: «Saremo la generazione dell’aurora solo se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti», ha dichiarato, esortando i fedeli a non ridurre le chiese a monumenti, ma a renderle case vive.
Mentre all’interno della Basilica si celebrava l’Epifania, all’esterno il Questore di Roma, Roberto Massucci, tracciava il bilancio di un successo logistico senza precedenti. Sono stati 33.475.369 i pellegrini che hanno invaso la Capitale in dodici mesi, con il picco di agosto quando oltre un milione di giovani ha colorato le strade della città. Un esercito della pace garantito da un esercito della sicurezza: 70.000 uomini tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinati con un sistema di accoglienza che Massucci ha definito il “pilastro fondamentale”. Il cosiddetto «Metodo Giubileo» – fatto di concertazione tra Vaticano, Protezione Civile, sanità e trasporti – diventa ora il modello di riferimento per ogni grande evento internazionale del futuro.

Con la chiusura della Porta Santa (la cui muratura definitiva avverrà privatamente tra dieci giorni), la Chiesa volta pagina. Se il 2025 è stato l’anno della Speranza in un mondo ferito dai conflitti, lo sguardo è già rivolto al 2033, l’anno che celebrerà il bimillenario della Redenzione. Roma si risveglia oggi più stanca, ma consapevole di aver retto l’urto di una marea umana che ha cercato, e trovato, un momento di luce tra le mura della Città Eterna. Il Giubileo è finito, ma come ha ricordato il Papa, la sfida di essere “pellegrini di speranza” è appena iniziata.



