Ripresi i lavori all’Ars, dopo la pausa natalizia, si comincia a discutere sui disegni di legge rimasti fuori dall’ultima finanziaria.

Uno dei disegni di legge più guerreggiato è sicuramente il ddl enti locali, il quale contiene degli articoli molto discussi che vedono convergenze e divergenze trasversali, anche all’interno degli stessi partiti.
Le discussioni principali riguardano gli articoli per il consigliere supplente, le modifiche dei permessi dei consiglieri e assessori comunali, il terzo mandato del sindaco nei comuni con più di 15 mila abitanti (previsto già a livello nazionale) e soprattutto l’adeguamento dell’ordinamento regionale a quello nazionale sul 40% della quota rosa nelle giunte comunali.
Dopo la conferenza dei capogruppo, il Presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno (FdI), rasserenava l’Assemblea sulla calendarizzazione dei ddl rimasti fuori dalla finanziaria dichiarando: “Manteniamo gli impegni assunti durante la finanziaria”.
Ma qui nascono i problemi e le paure.
Per quanto riguarda il terzo mandato del sindaco e il consigliere supplente (il primo dei non eletti che andrà a sostituire il consigliere che verrà nominato assessore, per la durata del suo mandato), la maggioranza è quasi compatta, anche se ci sono delle defezioni (Mpa). Le opposizioni sono ancora più spaccate, con posizioni personali che vanno contro le indicazioni di partito. Soprattutto il PD (anche se ci sono posizioni diverse) e il M5S, proveranno a bocciare le norme, anche se quella del terzo mandato del sindaco è già attuata a livello nazionale.
La paura principale però arriva sulla norma sul 40% delle quote rosa in giunta. Qui casca l’asino e vediamo contrapposti deputati di ogni partito, dove le donne in Aula pare facciano fronte comune contro gli uomini che non vedono bene la norma, in realtà questa norma è già stata affossata per gli stessi motivi nel 2019.
I timori di nuove imboscate vengono espressi da Valentina Chinnici (Pd): “Credo che i tempi siano più che maturi per l’approvazione di questa norma. Speriamo che non ci siano imboscate o sgambetti anche da parte dei colleghi”.
Anche dal fronte 5stelle arrivano ammonimenti, Cristina Ciminnisi si preoccupa del rischio sgambetto: “Voglio sperare che non si crei un fronte trasversale che approfitti del voto segreto per bloccare la norma”.
Ma i timori sono trasversali, anche Luisa Lantieri (FI) esprimere perplessità: “Confermo, non c’è molta voglia da parte dei colleghi di approvare quella norma. Il rischio che venga affossata c’è, ma auspico che il Parlamento questa volta vada dritto e approvi una norma giusta. In questo caso non esistono destra e sinistra”.
A Luisa Lantieri fa eco anche la deputata messinese, Bernardette Grasso (FI): “L’adeguamento della legislazione regionale al sistema nazionale sulle quote di genere nelle giunte comunali è una norma di buonsenso e di civiltà. Garantire almeno il 40% di rappresentanza femminile non è una concessione, ma il riconoscimento di un principio di equilibrio e democrazia compiuta”.
Stessa preoccupazione per Marianna Caronia (Noi Moderati): “Sono sicura che tenteranno in tutti i modi di affossare quella norma, che invece dovrebbe avere consensi bipartisan. In Italia abbiamo un premier donna e un capo dell’opposizione donna, non si capisce perché la Sicilia debba restare indietro su questo fronte”.
Nella giungla dell’Ars, nulla è mai certo, soprattutto quando il voto è segreto, nei prossimi giorni vedremo cosa accadrà.



