La liturgia del Triduo Pasquale, con i suoi “canti propri”, è stato il tema della catechesi “Dalla Cenere al Fuoco della Pasqua”, introduttiva della Settimana Santa, che P. Nino Cavallaro ha tenuto Lunedì nella sua parrocchia di Saponara Marittima, gremita di fedeli.
Il Tempo centrale della vita religiosa dei Cristiani è stato spiegato mediante la metafora di una “combustione al contrario”, significante il passaggio (questo termine ritornerà con la Lettura dell’Esodo della Veglia) dalla condizione umana (cenere) a quella divina (fuoco), che solo l’uomo, se non accoglierà la Grazia (peccato contro lo Spirito Santo), potrà impedire.

I canti delle celebrazioni del Triduo saranno quelli indicati dal Messale accennati dal coro negli intermezzi musicali, che sottolineano il significato liturgico dell’unica messa celebrata in tre giorni, iniziante con il “segno della Croce” del Giovedì Santo e terminante con la solenne benedizione conclusiva della Veglia Pasquale.
Si inizierà con i canti della solenne celebrazione del Giovedì – Messa in Coena Domini – “Nostra Gloria è la Croce di Cristo” e “Io vi do un grande esempio” (alla lavanda dei piedi) per poi passare a quelli in tonalità minore del Venerdì “O Croce fedele”, fino a giungere, attraverso il silenzio del Sabato, all’entusiasmante “Alleluia” e al delicato canto alla Madonna “Regina Celi” – Regina del cielo, rallegrati, alleluia. Cristo che hai portato el grembo, alleluia, è risorto, come aveva promesso, alleluia. Rallegrati, vergine Maria, alleluia. Il Signore è veramente risorto, alleluia -.
La tradizione popolare vuole che i fedeli il Giovedì notte visitino nelle varie chiese quelli che impropriamente sono chiamati “sepolcri”, ma che invece sono gli altari magnificamente addobbati di lumini e profumatissimi delicati fiori in onore del Santissimo Sacramento, nel silenzio in cui sono stati lasciati i templi dopo la messa.
Silenzio che è lo stesso con il quale inizierà la celebrazione del Venerdì, in cui tutta la simbologia farà da conduttrice alla Croce, ed alla sua adorazione, sulla quale “Tutto è Compiuto”, come proclamato ogni Venerdì Santo con la Passione secondo Giovanni – la Domenica delle Palme si alternano invece le letture della Passione di Marco, Luca e Matteo; quest’anno Matteo -, per significare la conclusione definitiva di un’opera, il pagamento totale di un debito per la Salvezza dell’umanità.
Il Sabato è silenzio. È rimasta solo Maria, la madre, con la sua fede e la sua speranza; gli apostoli impauriti sono scappati via. E con lei tutti noi, suoi figli insieme all’apostolo “che egli amava” Giovanni: Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!
La Veglia si apre con la liturgia della Luce, siamo arrivati al Fuoco della Pasqua, che entra con il cero pasquale nel buio della chiesa accompagnato dalla proclamazione del “Lumen Christi” a cui segue il canto dell’ “Exultet” annunciante la Resurrezione, che conduce all’accensione di tutte le luci, al suono festoso delle campane e al canto del “Gloria”, il medesimo che il Giovedì le aveva fatte tacere sino a quel momento.
Ma è nell’antifona del giorno di Pasqua che il Triduo trova il suo significato più profondo: “Sono risorto, e sono sempre con te”, l’annuncio di Gesù, conforto e speranza per tutti i fedeli.
Sono state queste le emozionate ed emozionanti riflessioni di P. Nino introduttive della Settimana Santa, molto gradite dai fedeli, che potranno così vivere più pienamente la meravigliosa liturgia di questi giorni.



