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Stazione di Messina, FOLGORATO IN UN CANTIERE cade giù da 3 metri: GRAVE UN OPERAIO

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Si e’ rischiata un’altra tragedia a causa di un incidente sul lavoro. Dopo il dramma di Valdina, costato la vita al 69enne Antonio Formato, operaio originario della provincia di Avellino, venerdì scorso una morte bianca si è sfiorata alla stazione ferroviaria di Messina. E’ accaduto nello scalo, in un cantiere per la ristrutturazione dell’atrio commissionato da Rfi, che un operaio di una ditta esterna è precipitato da tre metri d’altezza dopo essere stato folgorato da una scossa elettrica mentre maneggiava un martello pneumatico. L’uomo, subito soccorso sul posto, è stato poi trasportato d’urgenza da un’ambulanza del 118 al pronto soccorso del Piemonte, dove si trova tutt’ora ricoverato in gravi condizioni anche se non sarebbe in pericolo di vita.

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Avviate le indagini da parte degli agenti della Polfer, l’area del cantiere è stata sequestrata in attesa di chiarire la dinamica dell’incidente. Sul posto anche il personale Spresal.

“Non è trascorso neanche il tempo di rendere l’ultimo omaggio allo sfortunato Antonio Formato, l’operaio di 69 anni morto sul lavoro a Valdina dopo una caduta da un’impalcatura posta a quattro metri di altezza – affermano Ivan Tripodi, segretario generale Uil Messina, e Pasquale De Vardo, segretario generale Feneal Uil Tirrenica – che dobbiamo registrare un altro grave incidente sul lavoro, fortunatamente non mortale, avvenuto presso la stazione ferroviaria di Messina”.

“Infatti – continuano – un lavoratore impegnato, per conto di una ditta esterna, nei lavori di ristrutturazione dello scalo ferroviario, commissionati da Rfi (società delle Ferrovie dello Stato), è caduto da oltre tre metri di altezza a seguito di una folgorazione ricevuta durante una lavorazione con un martello pneumatico. Il lavoratore è ricoverato all’ospedale Piemonte e, solo grazie alla buona sorte, non sembra essere in pericolo di vita. Purtroppo, quanto avviene giornalmente nel mondo del lavoro è profondamente indecente e assolutamente inaccettabile. La sicurezza non può essere un tema secondario o un aspetto negoziabile in nome del profitto poiché parliamo della vita dei lavoratori. In tal senso, non ci fermeremo e ribadiamo con forza l’urgenza di avere norme rigide e stringenti finalizzate a garantire l’incolumità dei lavoratori che, spesso, senza alcuna umanità, sono considerati carne da macello. Il 2026 si è aperto nel peggiore dei modi e questo trend preoccupante deve essere assolutamente invertito attraverso azioni concrete che riportino la necessaria serenità nel mondo del lavoro”.

(Giovanni Luca Perrone)

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