Pogacar a terra, ma il gruppo lo aspetta
Tolosa – Doveva essere la tappa del ritorno alla routine dopo il giorno di riposo, magari una frazione tranquilla per i velocisti. Invece, la Tolosa-Tolosa ha regalato un pomeriggio indimenticabile, pieno di colpi di scena, emozioni e gesti di grande sportività. A prendersi la scena è stato Jonas Abrahamsen, il norvegese della Uno-X, che ha conquistato la vittoria più prestigiosa della sua carriera regolando in volata Mauro Schmid dopo una lunghissima fuga. Ma il vero protagonista della gionata è stato il ciclismo stesso, capace di offrire uno spettacolo continuo dal primo all’ultimo metro.

Fin dai chilometri iniziali, la corsa si è infiammata. Il gruppo ha lasciato spazio a tre coraggiosi: Davide Ballerini, Mauro Schmid e Jonas Abrahamsen. La loro azione si è consolidata chilometro dopo chilometro, mentre alle loro spalle si assisteva a un vero e proprio carosello di tentativi di rientro. Le accelerazioni di Jonathan Milan e Wout van Aert sono state subito neutralizzate, e anche i tentativi di Haller, Delettre, Tronchon, Berthet e Vercher si sono spenti nel nulla dopo un breve tratto di speranza. È stato invece efficace l’attacco di Fred Wright e Burgaudeau, che a circa 80 km dal traguardo sono riusciti a riportarsi sui fuggitivi, formando un quintetto solido e ben assortito. Intanto, il gruppo principale cominciava a perdere pezzi. La salita verso una delle prime Cote di giornata ha visto protagonisti Ben Healy e Jonas Vingegaard, con Tadej Pogacar e Remco Evenepoel pronti a rispondere. Il ritmo è diventato serratissimo e la corsa si è spaccata. Da dietro, in un attacco congiunto, sono usciti van der Poel, van Aert, De Lie, Laurance e Simmons: nomi pesanti, pronti a tentare il ricongiungimento. Ma i battistrada non si sono lasciati sorprendere. Sulle salite di Montgisgard e Corronsac hanno continuato a spingere con grande determinazione, impedendo il rientro. Solo sulla Cote de Vieille-Toulouse Quinn Simmons è riuscito a rilanciare con forza, staccando il gruppo degli inseguitori e provando a riportarsi sulla testa della corsa. È sembrato per un momento il più brillante del drappello, ma anche lui ha dovuto fare i conti con la fatica accumulata.
Tutto si è deciso sull’ultima salita classificata, la durissima Cote de Pech David, 840 metri al 12,4% di pendenza. È lì che Mathieu van der Poel ha sferrato il suo attacco più violento, quello della disperazione e del talento puro. Si è liberato di tutti gli altri e ha iniziato una caccia feroce alla coppia di testa, guadagnando secondi su secondi, riducendo lo svantaggio da 35 a 10 secondi. Ma il traguardo è arrivato troppo presto, così Schmid e Abrahamsen sono riusciti a resistere, e nello sprint finale il norvegese della Uno-X ha avuto la meglio di un soffio. A rendere ancora più incredibile la giornata, ci ha pensato Tadej Pogacar. Lo sloveno è finito a terra a circa 6 km dall’arrivo in seguito a un contatto con Johannessen. Nulla di grave, ma l’episodio poteva avere conseguenze pesanti. E invece, in un gesto di grande lealtà sportiva, tutti i suoi principali rivali lo hanno atteso, permettendogli di rientrare senza perdere tempo prezioso. Un’immagine che resterà impressa nella memoria di questo Tour, tanto quanto l’impresa di Abrahamsen.
Il Tour de France riparte così dopo il riposo con una frazione che, sulla carta, doveva essere ordinaria, ma che ha regalato tutto: attacchi, cadute, fughe riuscite, fair play e un finale al cardiopalma.



