Toulose – Dopo il tanto atteso giorno di riposo, il Tour de France 2025 riapre il sipario con una tappa tanto affascinante quanto incerta. La undicesima frazione, con partenza e arrivo a Tolosa, si presenta come una giornata di transizione solo sulla carta, poiché il profilo altimetrico e soprattutto planimetrico promette battaglia su più fronti. I 156,8 km disegnati attorno alla capitale occitana offrono una varietà di scenari che vanno dalla volata a ranghi ristretti alla fuga vincente, fino al possibile colpo da finisseur. I velocisti puri rischiano di rimanere tagliati fuori da un finale nervoso, tecnico e costellato da brevi ma insidiose salite.

Il percorso della tappa si può idealmente dividere in due sezioni ben distinte. La prima metà è piuttosto semplice e scorrevole, adatta a un avvio controllato e alla formazione dell’eventuale fuga. I corridori lasceranno Tolosa affrontando una ventina di km pianeggianti prima di trovare il primo GPM ufficiale della giornata, la Cote de Castelnau d’Estretefonds (1,4 km al 6,6%, pendenza massima del 9,9%), situata al km 25,9.
Superata questa prima asperità, il gruppo attraverserà una lunga fase pianeggiante, con un tracciato che non presenta particolari difficoltà altimetriche per quasi 50 km. Le cose inizieranno a cambiare in vista del traguardo volante di Labastide-Beauvoir, posto a 59,5 km dalla conclusione, dove alcuni corridori interessati alla classifica della maglia verde potrebbero già cominciare a muoversi. Ma sarà solo nelle successive decine di chilometri che la corsa cambierà volto. Dopo un tratto ancora relativamente tranquillo, i corridori affronteranno la Cote de Montgiscard (1,6 km al 5,3%, con punte all’8,4%), seguita da un breve tratto di recupero e subito dopo dalla più nervosa Cote de Corronsac (900 metri al 6,7%, pendenza massima del 9,3%). Da quel momento la corsa entrerà in una fase ad alta tensione con tre brevi ma insidiosi strappi non categorizzati punteggeranno il percorso per circa 15 km, un preludio alle due difficoltà principali che potrebbero decidere le sorti della giornata. A 14,3 km dall’arrivo, ecco la Cote de Vieille-Toulouse, 1300 metri al 6,8% (punta al 9,9%), che potrebbe già sfoltire il gruppo e incoraggiare i primi tentativi di attacco. Ma la vera trappola sarà la Cote de Pech David, uno “scalino” che potrebbe diventare una ghigliottina per i sogni dei velocisti, 800 metri con una pendenza media del 12,4% e punte vertiginose fino al 20,1%, che si concludono a soli 8800 metri dal traguardo. Gli ultimi 7 km saranno sì pianeggianti, ma con numerose curve, rotonde e una planimetria irregolare che renderà difficile l’organizzazione dell’inseguimento. Il rettilineo finale misura appena 500 metri, l’ideale per un finisseur lanciato o per un gruppetto selezionato uscito dalla salita.
Quando si parla di tappe nervose, piene di strappi e adatte a colpi di classe, è impossibile non pensare a Mathieu Van der Poel. Il fuoriclasse olandese dell’Alpecin-Deceuninck ha il tipo di gamba e la mentalità giusta per tentare un’azione personale sulla Cote de Pech David, magari lanciandosi da lontano o chiudendo su eventuali fuggitivi prima del colpo secco finale. Per lui questa tappa rappresenta una delle occasioni più ghiotte per centrare il secondo successo personale in questo Tour. L’altro grande favorito è Wout Van Aert (Visma-Lease a Bike), che potrebbe seguire un copione diverso e cioè attendere che la corsa si selezioni, rispondere agli scatti più pericolosi e puntare sulla propria velocità in un finale ristretto. Tuttavia, conoscendo la sua aggressività, non è escluso che il belga possa decidere di rompere gli indugi e tentare una mossa da lontano. In caso di gruppo ridotto e corsa selettiva ma non estrema, potrebbero tornare in gioco alcuni sprinter “duri a morire”. Tra questi spiccano Kaden Groves, che potrà anche contare su Van der Poel come ultimo uomo, e Biniam Girmay, che dopo le magie del 2024 è ancora alla ricerca del primo successo in questa edizione. Occhi puntati anche su Tobias Lund Andresen (Team Picnic PostNL), Samuel Watson e Axel Laurance (Ineos Grenadiers), Bastien Tronchon (Decathlon AG2R) e Vincenzo Albanese (EF Education-EasyPost), tutti potenziali outsider per un arrivo a ranghi ristretti o per un’azione da lontano. Non è da escludere che alcuni di loro si inseriscano in una fuga da lontano, trasformandosi poi in protagonisti nel tratto finale. A completare il novero dei corridori da tenere d’occhio ci sono anche Jake Stewart, Lewis Askey, Jenno Berckmoes, Ewen Costiou, Magnus Cort, Ivan Garcia Cortina, Laurence Pithie, Alex Aranburu, Alexis Renard, Davide Ballerini, Mike Teunissen e Jhonatan Narvaez, quest’ultimo preziosissimo gregario di Pogacar ma con il potenziale per cercare gloria personale in una giornata del genere. La complessità del percorso finale rende la fuga da lontano un’opzione molto concreta. Le squadre che finora hanno raccolto poco e i corridori in cerca di rivalsa avranno sicuramente cerchiato in rosso questa tappa. Possibili protagonisti di una fuga vincente sono Mauro Schmid (Jayco AlUla), Anthony Turgis (TotalEnergies), Victor Campenaerts (Visma), Kasper Asgreen (EF Education), e il trittico della Tudor Alaphilippe–Hirschi–Trentin. Sono tutti corridori con motore, esperienza e la capacità di resistere sulle pendenze brevi ma intense del finale.



