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Tour de France 2025 – Analisi 13a tappa – Crono – Loudenvielle-Peyragudes (km 10,9)

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Loudenvielle – Il Tour de France entra nel vivo con la cronometro individuale di Peyragudes. Dopo la straordinaria dimostrazione di forza di Tadej Pogacar sull’Hautacam, la classifica generale ha preso una fisionomia ben precisa. Ma se il dominio dello sloveno sembra ormai consolidato, la corsa verso Parigi è tutt’altro che finita. La tappa odierna, pur con i suoi soli 10,9 km, ha il potenziale per ridefinire le gerarchie e accendere nuove sfide. A rendere affascinante questa cronoscalata è il suo tracciato unico. Breve nella distanza, ma lunghissimo nello sforzo. I primi 3 km rappresentano l’unico tratto relativamente pedalabile, dove i corridori potranno cercare di trovare il giusto ritmo e mantenere una cadenza regolare. Dopo questo breve prologo, però, la strada si impenna bruscamente e comincia l’ascesa vera e propria verso Peyragudes, 8 km in costante salita, con un crescendo di difficoltà che culmina in un finale micidiale. La prima metà della salita si mantiene attorno a un’inclinazione media dell’8%, senza particolari cambi di ritmo, ma sufficiente a mettere in difficoltà chi non è perfettamente a proprio agio con gli sforzi prolungati in salita. Più si sale, più la fatica si accumula, e negli ultimi 3 km la strada cambia volto con pendenze in doppia cifra, tratti esposti al vento e un rettilineo finale di 900 metri con punte al 16% che sembra progettato per spezzare le gambe a chiunque non sia al top della condizione. È una cronometro che non si presta a strategie conservative, chi ambisce a vincere dovrà attaccare la salita fin dai primi metri, gestendo lo sforzo con intelligenza, ma senza risparmiarsi.

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Dopo la prova maestosa sull’Hautacam, Tadej Pogacar parte con tutti i favori del pronostico. Il leader della classifica generale ha dimostrato di essere, ancora una volta, il più forte in salita, e le caratteristiche della cronoscalata sembrano tagliate su misura per le sue qualità: esplosività, gestione dello sforzo, capacità di affrontare i tratti più duri senza cali di rendimento. La sensazione è che lo sloveno voglia mettere in cassaforte la maglia gialla, o quantomeno aumentare ulteriormente il vantaggio sui diretti inseguitori. La salita del Peyragudes evoca per lui anche un precedente positivo. Nel 2022, proprio qui, riuscì a battere in volata Jonas Vingegaard in una delle tappe più combattute di quel Tour. Ma proprio Vingegaard resta l’uomo chiamato a una reazione. Il danese, ha sofferto più del previsto sull’Hautacam, perdendo terreno prezioso. La cronoscalata rappresenta un passaggio obbligato per rilanciare le sue ambizioni. Negli anni precedenti ha saputo difendersi bene in salite contro il tempo, ma stavolta servirà qualcosa in più: brillantezza, coraggio e una gestione dello sforzo praticamente perfetta. Se Pogacar e Vingegaard monopolizzano l’attenzione mediatica, Remco Evenepoel è il nome più intrigante in ottica vittoria di tappa. Il belga non è mai stato un purista della salita, ma in una prova esplosiva come questa potrebbe far valere le sue qualità da cronoman. La sua sfida sarà soprattutto nella seconda parte, dove le pendenze estreme richiederanno anche doti da scalatore puro. Più incerto il rendimento degli altri uomini di classifica. Florian Lipowitz, rivelazione della corsa, si è messo in luce per continuità e tenacia nei primi due atti pirenaici. La sua crescita è sotto gli occhi di tutti, e anche in questa prova potrebbe stupire, forte di un motore resistente e di una condizione fisica invidiabile. In salita ha dimostrato di reggere i ritmi dei big, e in una cronometro del genere potrebbe consolidare la sua posizione nella top five. Buone sensazioni anche per Oscar Onley, tra i più regolari in salita in questa seconda settimana di Tour. Il britannico non ha ancora colto un risultato da prima pagina, ma è sempre stato presente nei momenti chiave. Una prestazione solida oggi lo avvicinerebbe sensibilmente al podio. Tra i nomi da non sottovalutare, occhio a Felix Gall. L’austriaco ha già brillato in cronoscalata al Tour de Suisse e ha un profilo interessante per affrontare una prova come quella di Peyragudes. Se riuscirà a superare bene la prima parte e a dosare le energie nel tratto più duro, può puntare a un piazzamento nei primi cinque di giornata. Non tutti, però, si troveranno a proprio agio in una cronometro di questo tipo. I cronoman puri, abituati a sfruttare potenza e velocità su percorsi pianeggianti, rischiano di uscire ridimensionati. Anche chi ha accumulato fatica nei giorni precedenti, o ha avuto problemi fisici, potrebbe pagare dazio. I 10,9 km in programma oggi non sono abbastanza lunghi per determinare distacchi enormi, ma abbastanza selettivi da aprire crepe nella classifica.

Sarà una prova dove anche i dettagli faranno la differenza: scelta del rapporto, gestione dello sforzo, alimentazione, clima. Il meteo potrebbe infatti giocare un ruolo importante: le temperature sono in aumento, e se dovesse arrivare il vento nel tratto finale, esposto e privo di protezioni, alcuni corridori potrebbero trovarsi in difficoltà.

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