In occasione della conferenza finale, nell’Aula Magna del Dipartimento di Economia, del progetto “The Effect of Organized Crime on Firm Technical Efficiency and R&D Investments”, guidato dal Prof. carlo Migliardo dell’Università di Messina, sono stati presentati ieri i risultati della ricerca sui costi nascosti della criminalità organizzata sul tessuto imprenditoriale.
L’evento ha visto un’importante sinergia istituzionale, introdotta dai saluti dei vertici provinciali delle Forze di polizia: il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Col. Lucio Arcidiacono, il Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, Col. Gerolamo Franchetti, e il Capo Sezione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Messina, Ten. Col. Vincenzo Letizia.


Il fulcro dei lavori, svolti in collaborazione con l’Università Mediterranea di Reggio Calabria e l’Università per Stranieri “Dante Alighieri”, è stato lo studio condotto dal Prof. Migliardo insieme al Prof. Antonio Fabio Forgione, pubblicato sul Journal of Regional Science, che quantifica con sofisticate tecniche econometriche l’impatto dell’infiltrazione mafiosa sull’efficienza delle imprese di ingegneria civile italiane, analizzando 2.415 aziende nel periodo 2014-2019 e costruendo un indice composito della presenza criminale a livello comunale.
Dopo aver calcolato un indicatore della presenza della criminalità organizzata a livello comunale, usando dati oggettivi e open source, si dimostra che l’efficienza tecnica è più bassa dove l’indice di presenza della mafia è più alto: in tutte le analisi statistiche il coefficiente dell’indicatore di mafia risulta significativo e con segno coerente. Più criminalità organizzata, più inefficienza tecnica delle imprese.
Il costo dell’inefficienza tecnica equivale, in media, a +26,6% di spesa rispetto a uno scenario ottimale; la cattiva allocazione degli input (soprattutto del lavoro) aggiunge +13,8%; l’effetto congiunto arriva a +43,2%.
Circa l’11,45% delle imprese presenta un uso eccessivo di lavoro rispetto al capitale, ma la probabilità di trovarsi in questa condizione cresce con l’indice di mafia di circa l’8%. In termini operativi, significa assunzioni non ottimali, personale imposto o imprese nei subappalti che alzano costi e abbassano produttività.
Inoltre, nello studio sono stati sviluppati modelli di econometria spaziale con i quali viene dimostrato che le performance di un’impresa risentono di quelle dei vicini, e persino la presenza mafiosa nei comuni limitrofi peggiora ulteriormente l’efficienza locale.
Per verificare che i risultati non dipendano da differenze preesistenti tra imprese, sono state confrontate aziende simili per vincoli finanziari e contesto economico ma collocate in comuni sopra/sotto la media dell’indice di mafia. L’efficienza delle imprese esposte è più bassa di 1,1–1,5 punti percentuali e il rapporto di costo è più alto di 6,7–7,2 punti. In altre parole, operare in territori con infiltrazione sopra la media pesa sulla performance d’impresa anche a parità di caratteristiche aziendali.
Nell’ambito degli studi condotti dall’unità di ricerca di Messina, è emerso inoltre come il rating di legalità rappresenti uno strumento fondamentale per segnalare la virtuosità delle imprese e garantire condizioni migliori da parte dei finanziatori. Ulteriori analisi, basate su una survey condotta dalla Banca d’Italia a livello nazionale su un panel di oltre 3.000 imprese con almeno 20 dipendenti, hanno dimostrato, con uno studio pubblicato sulla rivista International Review of Economics and Finance, una chiara relazione tra il razionamento del credito e la percezione della presenza della criminalità organizzata.
Con un ulteriore ricerca in corso di valutazione da parte di un ulteriore prestigiosa rivista internazionale è emerso, infine, come la presenza criminale arrivi a condizionare negativamente anche gli investimenti in Ricerca e Sviluppo delle imprese.
A conferma della necessità di tradurre queste evidenze in azioni concrete, i lavori si sono conclusi con una tavola rotonda incentrata sul ruolo della società civile e degli attori economici.
Il dibattito ha coinvolto i rappresentanti di ANCE Messina, Confindustria Messina, Associazione Libera Messina e Fondazione Antiusura Padre Pino Puglisi, i quali hanno arricchito la discussione con importanti testimonianze dirette.
Durante il confronto, sono state evidenziate forti criticità e difficoltà operative per il tessuto sano: dai ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione al problema del razionamento del credito, che rischia di indurre i privati a ricorrere all’usura.
È emersa inoltre la chiara necessità di garantire una maggiore tracciabilità negli appalti ed è stato lanciato l’allarme sul calo delle denunce, conseguente forse al fatto che “chi denuncia viene abbandonato da tutti, anche dai familiari”, secondo l’amara riflessione di Libera e Fondazione Puglisi, colta dal Prof. Migliardo.



