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Uscito UN NUOVO LIBRO di Poesie Filosofiche e Mitiche di ANTONIO CATALFAMO

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Continua in maniera torrenziale la produzione poetica di Antonio Catalfamo, docente universitario, scrittore, critico letterario. Ogni tassello aggiunge nuovi elementi di poetica e di estetica, che rendono sempre più originale il suo modo di fare poesia, apprezzato a livello nazionale ed internazionale, come dimostrano i riconoscimenti che gli vengono dai premi letterari (ultimo in ordine di tempo il Premio «Il Meleto di Guido Gozzano» conferitogli il 13 settembre 2025 per la raccolta “Metamorfosi del mito” ad Agliè Canavese, nella suggestiva cornice rappresentata dalla villa giardino del poeta piemontese) e dai numerosi studi critici a lui dedicati e pubblicati da riviste specialistiche ed accademiche di tutto il mondo.

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Ci limitiamo qua a richiamare alcuni dati biografici essenziali di questo autore dalla personalità “poliedrica”. Antonio Catalfamo è nato a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) nel 1962, ma è originario della frazione magno-greca di Bafia del Comune di Castroreale. Abilitato, tramite concorso nazionale (ASN), all’insegnamento come Professore Associato di Letteratura italiana e Letteratura italiana contemporanea in ambito accademico, ha insegnato Letteratura teatrale italiana all’Università di Messina. È coordinatore dell’«Osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo», organo interno della fondazione intitolata a Cesare Pavese nella città natale, Santo Stefano Belbo (Cuneo).

Ha pubblicato numerosi volumi di critica letteraria, dedicati a Dante, Boccaccio, Goldoni, Leopardi, Verga, Gramsci, Gobetti, Pavese, Carlo Levi, Pasolini, Fo e numerosi altri scrittori del Novecento.

Sono uscite sinora dieci sue raccolte poetiche: “Il solco della vita” (1989); “Origini” (1991); “Passato e presente” (1993); “L’eterno cammino” (1995); “Diario pavesiano” (1999); “Le gialle colline e il mare” (2004); “Frammenti di memoria” (2009); “Variazioni sulla rosa” (2014); “La rivolta dei demoni ballerini” (2021); “Metamorfosi del mito” (2024). L’autore ha, inoltre, al suo attivo due volumi di racconti: “Un filo di sangue” (1997); “La casa delle rose” (2018).

Esce ora una nuova raccolta di versi, “Il poeta ultrafilosofo al di là del mito”, pubblicata dalla prestigiosa casa editrice Pendragon di Bologna, sorta parecchi anni fa sotto gli auspici di Roberto Roversi (nella foto con Antonio Catalfamo a Bologna), tra i maggiori poeti del Novecento e direttore negli anni Cinquanta, assieme a Pier Paolo Pasolini e a Francesco Leonetti, della famosa rivista «Officina», che ha segnato la storia della letteratura e della critica.

In questa nuova silloge, Antonio Catalfamo continua la sua riflessione poetica sul mito, con un ulteriore approfondimento. La prospettiva, questa volta, è quella, già sperimentata da Quasimodo, del siciliano emigrato del sapere al Nord, che subisce discriminazioni sul piano umano e culturale, ma che reagisce con vigore, prendendo nuovo slancio dal clima ostile e traendo insegnamenti utili dagli aspetti propulsivi persistenti in quel mondo, a partire dalla Resistenza, che, nonostante gli ostacoli frapposti da un autoritarismo rinnovato, ma in linea di continuità col vecchio, continua a dispiegare i suoi effetti benefici ed esemplari, che si concretizzano nella memoria di figure di notevole spessore etico, come Antonio Cordero, Paolo Cinanni, Leonardo Cocito, Ennio Carando, Nuto Revelli, che riesce a bucare il muro di indifferenza elevato dai rappresentanti del sistema neocapitalista.

L’esilio, anzi il confino, non è, però, semplice fuga, è, per converso, momento di riflessione e di studio in funzione del ritorno al proprio mondo siciliano, di approfondimento del mito greco classico, che rappresenta il retroterra antropologico e culturale dell’autore, con l’individuazione e l’acquisizione di nuove dimensioni, in una visione dialettica, che consiste nel superare e conservare, nel contempo, le varie configurazioni mitiche, nel «distruggere» pavesianamente il mito per riacquisirlo in una nuova prospettiva storica e razionale, «ultrafilosofica», nella misura in cui assomma in sé, leopardianamente, ragione, sentimento e immaginazione, come strumento conoscitivo funzionale alla creazione poetica e alla costruzione politica di una società di liberi ed eguali.

Pubblichiamo qui di seguito la prefazione al volume firmata da Daniele Macris, docente di latino e greco al liceo «Maurolico» di Messina, autorevole rappresentante della Comunità Ellenica dello Stretto, studioso raffinato del mondo classico, saggista e anch’egli poeta, in lingua italiana e greca.

“Il poeta ultrafilosofo al di là del mito” si presenta come una silloge di indubbio interesse linguistico, ideologico ed estetico, frutto di un’ispirazione sentita, matura, profonda, conferma dell’estrema padronanza dei mezzi espressivi di Antonio Catalfamo, magno-greco per formazione, ascendenza e storia.

Il Novecento, il secolo inumano costellato di umanità, con i suoi vati a fare da numi e da riferimento al poeta bafioto, occhieggia dagli esergo (dalle epigrafi), tratti da Quasimodo, Ritsos, Pasolini, Gramsci, Scotellaro, Saba, Ferrarotti, con sullo sfondo i giganti Verga e Kavafis e, sopra tutti, decisivo, Leopardi. Queste sono le coordinate culturali che emergono dalle liriche: un robusto senso della storia, immerso nei secoli della Magna Grecia, che sconfina negli antenati del poeta, nella natura dei Peloritani, ma anche nella bellezza mirata nelle brumali valli del Nord Italia; un’attenzione continua alle dinamiche socio-culturali, alle problematiche pedagogiche e formative; la virile consapevolezza di essere parte di un sogno, di un riflesso, di un idolo antico e sempre nuovo.

«Canto di dolore, elegia greca, contro la violenza cieca… All’improvviso una metempsicosi mi fa parlare in greco, nel dialetto arcaico degli avi, intriso di grecità, che rivoluziona le liquide… il nostro spirito ribelle, grecamente forte e dolce», insistito eppur vario è il riferimento alla lingua greca, strumento di civiltà e di riscatto, nell’ambito ben definito, preciso e disegnato di Bafia, “locus amoenus”, da cui scaturisce la nostalgia, mai malinconica, per la casa delle rose, per i sacrifici nello studio e nella società, per le figure del padre e del nonno, pionieri e missionari di un verbo nuovo, vero, degno di riscatto e di giustizia sociale.

Larga attenzione meritano figure femminili, da un lato arcane, primitive, in linea con la Demetra di Morgantina, la zia Mica, la zia Maria incantatrice, «fora malocchiu», dall’altro un’ Atena tecnologica, ma anche una dea greca del grano emergono dai nebbiosi fondivalle, eco lontana di un passato mitologico che non muore e ci insegue, consolatore e anche provocante.

Un mito che va attualizzato e riproposto, rinnovato all’«infinito», all’ultrafilosofia tripartita, che consta di passione, ragione, immaginazione, «hapax» leopardiano, che serve a indicare «la prosecuzione della filosofia con i mezzi della poesia» (Bodei); per il Catalfamo il maestro, l’iniziatore è stato il padre, valente conoscitore del mondo classico e scrittore non oscuro, con cui intesse un dialogo fecondo, ininterrotto che, tra scherzi e divertimenti linguistici di notevole caratura, sfocia in un’Odissea esistenziale dove il «polymetis» Ulisse conosce l’oceanina Meti.

Il ricordo dell’adolescenza tra i giardini di agrumi di Sicilia, non disgiunto da toni satirici e carnascialeschi, in ossequio alle tradizioni bucoliche e mimetiche dell’isola, trova naturale completamento ed inveramento nelle esperienze dure, scabre, urtanti nel Nord del Paese, ove, tuttavia, viene esaltata ed apprezzata una locale tradizione resistenziale ed esistenziale con Cassinera, Revelli, Cordero, nelle terre di Pavese e Fenoglio.

La fluente e copiosa ispirazione, sollecitata da una continua contemplazione del bello e del giusto, dantescamente animata da un’implacabile ansia di giustizia, si concretizza in un dettato musicale, assai sovente attento a rime alternate o baciate, allitterazioni, assonanze, enjambement che rendono piacevole ed interessante la lettura, ritmata dagli scatti e dal tempo battuto dal poeta, con notevoli effetti ritmici.

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