Anche la terza era, ovvero l’era Gilmour, nasce con l’abbandono di qualcuno (Roger Waters) e con una fase di riorganizzazione della band, ma stavolta le cose sono leggermente diverse…


La casa discografica dei Pink Floyd non voleva assolutamente lo scioglimento di questa macchina da soldi e Gilmour e Mason non hanno tanto lottato per divincolarsi da queste proposte milionarie, ma il buon vecchio Roger dice “Giovanotti, io sono l’autore della maggior parte delle canzoni e capo supremo del mondo, per cui il nome “Pink Floyd” non lo potete usare”. Peccato che giudici, avvocati e milioni di dollari lo convinsero a lasciargli usare quel santissimo nome dando di fatto il via al massacro di uno stile musicale che ancora oggi insegna a molti, ma che si ferma bruscamente all’84 e si trasforma in un evoluzione stilistica che cerca disperatamente di raggiungere le posizioni in vetta alle classifiche ma che di fatto, perdendo l’autore principale dei brani, la figura che portava quella cappa di negatività e depressione che caratterizzava fortemente il sound, sfocia in una circense esibizione di strapotere economico, con grandi nomi, grandi collaborazioni che vuoi o non vuoi spareranno il brand nell’universo. Pur producendo musichetta mediocre, Gilmour e Mason hanno sufficiente materiale per pubblicare A Momentary Lapse of Reason, con musiche tutte orchestrate da Gilmour circondato da grandi turnisti e grandi produttori e testi scritti ad “cazzum canorum” da poeti, giornalisti, scrittori ed intellettualoidi sinistroidi strapieni di soldi. Erano gli scintillanti anni ‘80, era l’era di MTV era il 1986 del triennio d’oro (‘84 , ‘85 , ‘86) era l’epoca dei mega concerti negli stadi con 8 miliardi di spettatori ammassati più altri 100 miliardi che seguivano da casa col satellite…è facile immaginare che uno come Gilmour, presentandosi col marchio “Pink Floyd è tutto Mio!” nell’epoca in cui la pubblicità raggiunge livelli di bombardamento mediatico da ipnosi di massa, pur presentandosi con una raccolta di rutti e suoni spaziali ti vince la bambolina! Terzo posto nelle classifiche mondiali e tour imponente dal 1987 fino al 1989 che culmina nell’apoteosi più totale finora registrata di concerto dal vivo: il Live a Venezia. Ecco, è giusto dare a Cesare qualche briciola di riconoscimento in quanto, sempre grazie ai milioni di lingotti d’oro degli sponsor (fra cui la VolksWagen), il nuovo tour era qualcosa di mai visto finora, con laser show, videoproiezioni, luci, fumi e aerei che ti cadevano in testa….tutto materiale riciclato da vecchie tournè, ma modernizzato e tecnologizzato in maniera esasperata, la band di 50 elementi sul palco, tutti che cantano che suonano qualsiasi strumento, che ballano, grandi sorrisi e cabaret, non c’è più l’uccellaccio del malaugurio e così il Pink Floyd medio può sorridere. E lo credo bene, quel “non ce la farete senza di me”, portò una sfiga atroce a Roger che tentava di rispondere al fragore del successo dei suoi ex compagni con album sempre più cupi, contorti, con testi sempre più lunghi che attaccavano la politica e la società…insomma, mio compare l’avìa cu tutti, gli altri invece tutti sorridenti, vestiti di alta moda milanese, si accingevano ad entrare ancora una volta nella storia con la realizzazione del Live a Venezia trasmesso in diretta mondialissima. I nostri eroi hanno realizzato un palco galleggiante su un’enorme chiatta, ridotto del 20% rispetto al solito ma ormeggiato di fronte piazza San Marco, da cui la storica frase inventata in sicilia “Minkia, quannu sunàru i Pinkefflòid a Venezia, ù volumi ièra iàutu che unnè ffundàva a città”.

La verità è che per suonare in un enorme centro storico come Venezia i nostri eroi hanno sganciato tanti bei soldini ed hanno garantito al sindaco di abbassare il volume e di smettere alla mezzanotte, come in una Castroreale qualsiasi va… L’era Gilmour prosegue a suon di denari e fama planetaria, con un assurda e totalmente mediatica (per cui priva di senso) rivalità con i Dire Straits e tanto tanto marketing ancora…passano gli anni ed arrivano i ‘90, i Pink Floyd a quel punto si dicono “ok, abbiamo scherzato, dobbiamo fare le cose in grande”….. Si chiudono in studio di registrazione, l’Astoria, allestito su una chiatta che risaliva il Tamigi di proprietà di Gilmour (all’amicu ci piacìu à bbarca!), ma stavolta con il ritorno ufficiale di Rick Wright alle tastiere, negli anni troppo discontinuo causa cocaina, il nuovo materiale risulta più profondo, più ispirato, che strizza quasi l’occhio a liriche e sonorità di Watersiana memoria, brani obiettivamente bellissimi suonati al meglio del meglio, signore e signori, nel 1994, ci troveremo di fronte la miglior versione in assoluto di questa storica band live.

Non sono uscito pazzo, chi mi conosce sa della mia adorazione per Waters, ma musicalmente parlando, tecnicamente parlando, spettacolarmente parlando, quelli del 1994 sono i Pink Floyd più in forma di sempre: l’album si chiama Division Bell, ma poco importa, il tour che ne verrà fuori sarà sontuoso, con il palco e le tecnologie elaborate direttamente dalla NASA, procuratevi assolutamente “Pulse” il video del concerto, capirete di che parlo. Diciamo che il Division Bell Tour è servito ai Pink Floyd per ribadire ancora una volta il concetto di notorietà planetaria, arrivando a nuove generazioni (dell’epoca) e creando un ponte di collegamento con la generazione precedente, infatti scherzando e babbiàndo i nostri eroi suonano dal 1966…ne hanno ponticellate di generazioni. Dopo Division Bell, il nulla più totale, a parte discutibilissimi progetti solisti che non meritano d’esser menzionati, tanto cari solo ai chitarristi fans del Chitarrista.

I titoli di coda della fiaba Pink Floyd sono rappresentati da anni di scaramucce legali o a mezzo stampa tra Waters e Gilmour, ma nel 2008 avviene l’alluvione a Falcone e ci ‘mpizzo la Punto e proprio in quei giorni, l’amico Bob Geldof decide che invece di raccogliere fondi per la mia Punto, sia più giusto raccoglierli per l’Africa e riesce nel miracolo atteso da secoli di riunire la frangia estremista rappresentata da Waters con la frangia scissionista rappresentata da Gilmour, Mason e Wright, ma solo per una sera e solo per un piccolo set di mezz’oretta, per una giusta causa e la Punto me la sono ripagata solo.

Tentativi di turnè altisonanti con rispolvero di vecchi miti come Pompei o celebrazioni di vecchi album ma con il 3d piazzato ovunque o il 4k o qualche altro numero o codice di schifezza inutile e priva di ispirazione di cui tanto erano permeati i vecchi lavori, che ci hanno fatto sognare, fatto da sottofondo ad amori o pomeriggi sessoddrogaerocckenrroll, fortuna che dei vecchi Floyd rimane il mito, che è quello che noi tutti continuiamo ad apprezzare. Vi invito a seguire il prossimo appuntamento di “ Ti Racconto la Musica” che riguarderà un personaggione!!!!
(Christian Milone)




