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Toghe, politica e referendum, chi ha paura della separazione delle carriere?

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Scelta la data dal governo per il 22 e 23 marzo, nella quale gli italiani potranno decidere se modificare una parte della giustizia (anche se poca) o meno.
Saranno tutti gli italiani a decidere e non solo le correnti della magistratura, i politici e gli opinionisti, molti dei quali sempre pronti a suonare l’allarme democratico.
Il copione è sempre lo stesso, la destra cammina, guarda avanti, sbaglia, qualche volta fa anche qualche danno…invece, la sinistra ripropone sempre una sorta di mobilitazione nazionale contro l’uomo nero.
A proposito, visto che la proposta era stata votata dal Parlamento, il referendum è confermativo (senza quorum) ed era stato chiesto direttamente dai parlamentari, come prevede la Costituzione.
Qual è il fine di dover raccogliere le firme per proporre lo stesso referendum?
Chi ci capisce è bravo!
Serve per caso a raccontare nuovamente il ritorno di qualcuno, come nel film di Miniero?
Ormai non ci crede più nessuno!
La cosa più importante e a tratti anche più grave è l’ufficiale discesa in campo di un potere dello Stato che dovrebbe essere terzo e neutrale.
Era mai successo che l’ANM fosse scesa in campo in una campagna referendaria dai risvolti politici?
È a tratti comica questa cosa, si inneggia all’indipendenza da tutti, tranne che da se stessa.
Non che sia l’unico spettacolo imbarazzante, infatti viviamo la sfilata dei folgorati sulla via di Damasco che fino a poco tempo fa sostenevano la separazione delle carriere e il sorteggio per abbattere le correnti e invece adesso gridano allo scandalo.
Tanti a sinistra sostenevano l’idea della separazione delle carriere, dall’ ex magistrato e presidente della Camera Luciano Violante all’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando. Tutti esponenti del Pd, partito che oggi, a guida Schlein, grida all’attentato alla Costituzione e alla deriva autoritaria.
Ma deriva autoritaria fatta da chi?
Veramente pensano che ci sia qualcuno in grado di fare una cosa del genere? Mi sa che sopravvalutano un po’ troppo gli avversari o forse pensano siano degli sciocchi?
Ma non finisce qui! Come diceva il caro Corrado. Ci sono anche i giornalisti militanti che sono stati folgorati cambiando idea. Su alcune testate si legge che sarebbe il primo passo verso l’assoggettamento della magistratura alla politica.
Cambia il governo e cambia anche la convenienza?
Probabilmente davanti ad una grande chance di vittoria del SI, è scattato il panico, cantando sempre la stessa litania.
Non viene toccata l’autonomia, non viene toccato il ruolo costituzionale, non viene toccata l’indipendenza. Viene solo chiesto che chi giudica non faccia la stessa carriera della pubblica accusa e che non ci siano all’interno logiche di appartenenza attraverso le correnti (sorteggio del Csm).
Forse è troppo? Probabilmente sì, per una parte d’Italia.
Qualcuno a destra pensa che con la riforma si colpisca una rendita di posizione di una casta che negli anni ha confuso l’indipendenza con l’assenza di controlli e la critica con una sorta di eresia.
Ma perché in Italia si ha sempre paura delle urne e di quello che i cittadini vorrebbero e potrebbero decidere?
Forse bisogna avere paura di chi teme le urne e il voto degli italiani!

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