Dagli ormoni nella carne al glifosato nel grano: l’accordo UE-Sud America scatena l’ira di agricoltori e allevatori. Sotto accusa il silenzio della politica regionale: “Sacrificati per vendere macchinari, l’ARS si dimetta”.

Non è solo una protesta di settore, è un grido di sopravvivenza che scuote i palazzi del potere siciliano. I Comitati spontanei riuniti di agricoltori, allevatori e consumatori hanno rotto gli indugi, puntando il dito contro l’accordo commerciale tra Unione Europea e i paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). La richiesta è senza precedenti: le dimissioni immediate dell’intero Governo regionale e di tutti i deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana (ARS).
Il cuore della polemica risiede in uno squilibrio normativo che i produttori definiscono “insostenibile”. Mentre l’Europa impone standard rigidissimi, l’accordo Mercosur spalancherebbe le porte a prodotti coltivati e allevati con sostanze vietate da decenni nei nostri confini. ”Mentre i nostri agricoltori combattono per la qualità, l’UE incentiva l’import di carne trattata con ormoni ed estrogeni e grano saturato di glifosato,” denunciano i Comitati. Il rischio non è solo economico, ma sanitario. I controlli verrebbero aggirati attraverso pratiche di “nazionalizzazione” dei prodotti, portando sulle tavole dei siciliani cibi che non rispettano i canoni di salubrità e benessere animale garantiti dai produttori locali.
L’analisi dei Comitati è impietosa: l’agricoltura viene usata come merce di scambio. L’accordo favorirebbe l’esportazione di macchinari e prodotti chimici del Nord Europa, sacrificando in cambio il settore primario del Mediterraneo. Il dato sulla tutela dei prodotti è emblematico: su 57 eccellenze italiane protette dal trattato, solo 2 sono siciliane. Un isolamento che lascia indifesi comparti storici come l’agrumicoltura, l’olivicoltura e la zootecnia, già messi in ginocchio dalla siccità e dai costi di produzione.
La rabbia dei manifestanti è rivolta soprattutto alle istituzioni locali. Nonostante le piazze piene – culminate nella grande mobilitazione di Palermo del marzo 2024 – la politica siciliana è accusata di immobilismo. Nessuna pressione sul Governo nazionale, nessuna iniziativa a tutela della sovranità alimentare. Silenzio assordante davanti al rischio di concorrenza sleale basata sullo sfruttamento del lavoro minorile e l’assenza di welfare nei paesi sudamericani.
”La nostra terra e la nostra dignità non sono in vendita,” concludono i Comitati. “Chi non ha difeso la Sicilia deve andare a casa.” La tensione nelle campagne resta altissima e la richiesta di dimissioni segna un punto di non ritorno nei rapporti tra le aree rurali e il Parlamento più antico d’Europa.



