Continua il successo internazionale di Antonio Catalfamo, poeta e scrittore, docente universitario barcellonese (nella foto con Paolo Ruffilli). È stato invitato a parlare della sua opera poetica a Radio Comites, organo dei Comitati degli Italiani di Rosario, città argentina di oltre un milione di abitanti.


Ricordiamo incidentalmente che i Comites, istituiti nel 1985, sono organismi rappresentativi della comunità italiana, eletti direttamente dai connazionali residenti all’estero in ciascuna circoscrizione consolare ove risiedono almeno 3.000 italiani iscritti nell’elenco aggiornato di cui all’art. 5, comma 1, della legge 459/2001. In collaborazione con le autorità consolari, gli enti e le associazioni operanti nella circoscrizione, essi promuovono iniziative idonee nelle materie attinenti alla vita sociale e culturale, all’assistenza sociale e professionale, alla ricreazione della comunità italiana residente. Esprimono, inoltre, proposte e suggerimenti sulle iniziative che, da parte loro, le autorità consolari intendono intraprendere per favorire la comunità italiana di riferimento. I Comitati della Circoscrizione Consolare di Rosario abbracciano le province del litorale argentino: Chaco, Formosa, Misiones, Corrientes, Entre Rios e Santa Fe, e in più il nord della provincia di Buenos Aires.
Da quanto detto e precisato si può facilmente desumere che gli italiani che seguono Radio Comites sono molto numerosi. Quindi, Antonio Catalfamo ha avuto l’occasione di parlare ad un vasto uditorio, molto qualificato e attento a tutti i fenomeni culturali e letterari che avvengono in Italia. Va precisato, inoltre, che la comunità siciliana residente nella Circoscrizione di Rosario è tra le più numerose e rappresentative.
Antonio Catalfamo è stato ospitato nell’ambito del programma culturale «L’Altra Italia» (vedi locandina), curato dal professore Alessio Arena (nella foto), docente all’Università di Rosario, scrittore e drammaturgo, che lo ha presentato e introdotto con parole lusinghiere, tracciando dettagliatamente l’itinerario poetico e critico seguito da Catalfamo nel corso di lunghi anni di militanza nel campo letterario. Gli ha dato, quindi, la parola affinché esponesse i caratteri della sua poesia, quale emerge, segnatamente, dall’ultima raccolta, Metamorfosi del mito (Genesi editrice, Torino, 2024), che ha ottenuto significativi riconoscimenti, fra cui il Premio «Il Meleto di Guido Gozzano» (2025), consegnato annualmente nella cornice suggestiva della villa-giardino del poeta torinese ad Agliè.

Antonio Catalfamo ha esordito rivolgendo un saluto caloroso agli italiani di Rosario in ascolto e, in generale, a tutti gli italiani d’Argentina e a tutto il pubblico diffuso degli ascoltatori affezionati della Radio. Ha ricostruito brevemente la storia dei suoi rapporti con il mondo culturale argentino, ricordando come molti docenti universitari del Paese siano collaboratori dei suoi volumi di studi internazionali pubblicati per conto della Fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo (Cuneo), ai quali ha rivolto un doveroso saluto, soffermandosi poi sui contatti che ha avuto con Antonio Aliberti, poeta e giornalista anch’egli originario di Barcellona Pozzo di Gotto, trasferitosi con la famiglia in Argentina, dove ha avuto qualificati riconoscimenti.
Si è, indi, concentrato sulla propria opera poetica, dai precoci esordi in età quasi adolescenziali, fino alle prime pubblicazioni, a partire dal 1989. Ha evidenziato la dimensione realistica della sua prima produzione, che, però, andando avanti, ha assunto sempre più un significato simbolico, innestando sul ceppo del realismo il mito, segnatamente quello greco classico, in virtù del fatto che l’area geografica e culturale nella quale egli è nato ed è vissuto rientra pienamente nella Magna Grecia. In particolare, il paese di Bafia, dal quale egli proviene, ha chiare ascendenze greche, come emerge dallo stesso nome: Bafìa da «bafèus», cioè «tintore di pelli».
Entrando nel merito della raccolta oggetto specifico del programma radiofonico, Metamorfosi del mito, ha sottolineato come essa, in linea di continuità con altre precedenti (Frammenti di memoria; Variazioni della rosa; La rivolta dei demoni ballerini), abbia attribuito valenze simboliche «magro-greche» alle lotte politiche e sociali dei suoi conterranei contadini e pastori bafiesi, eredi degli antichi colonizzatori greci, guidati nel movimento di cambiamento radicale di una società ancora semi-feudale dal padre e dal nonno del poeta, considerandoli reincarnazioni dei satiri, figure di collegamento, nella mitologia greca, tra il mondo ctonio e quello ipoctonio, inferino, e portatori di una doppia carica, costruttiva e distruttiva. Nella rappresentazione mitico-simbolica, distruttiva, da un lato, del vecchio sistema di potere semi-feudale e costruttiva, dall’altro, di un nuovo potere democraticopopolare ed egualitario.

Inoltre, Antonio Catalfamo ha evidenziato il proprio debito culturale nei confronti di Barcellona Pozzo di Gotto, città nella quale è nato ed e cresciuto, dalla quale ha dovuto necessariamente distaccarsi per motivi di studio e di lavoro, che ha contribuito anch’essa con le sue suggestioni al processo di «attualizzazione» del mito, che sta al centro dell’opera poetica di Catalfamo. Siamo, in conclusione, in presenza di un percorso che parte dalla realtà, per procedere alla sua «mitizzazione» e trasfigurazione in termini letterari originali e non pedissequamente «realistici». Questo aspetto va ribadito e sottolineato.
Chiudendo il suo lungo intervento, durato quasi un’ora, il poeta barcellonese ha espresso la disponibilità a continuare il dialogo con il pubblico argentino, il quale, fra l’altro, conosce già la sua produzione, in quanto è stata pubblicata, in edizione bilingue (italiana e spagnola), dall’Università di Córdoba (collana Sofia Cartonera) una sua plaquette di poesie, intitolata Microcosmos (2017), tradotta dall’italiano da Silvia Cattoni, docente della stessa Università, e Sara Porta.



