Si chiude con una condanna in Aula la vicenda processuale che riguarda i raid punitivi contro l’ispettore capo della Polizia Locale di Barcellona Massimo Miano. La giudice Noemi Genovese del Tribunale di Barcellona ha ritenuto l’imputato barcellonese Fabio Tindaro Clemente, 55 anni, residente a Meri, ex agente della Polizia penitenziaria, autore dell prima aggressione relativa ai fatti del 16 ottobre 2024 – condannandolo a un anno e sei mesi di reclusione, concesse le attenuanti generiche. L’imputato, difeso dall’avv. Giovanni

Pino, dovrà anche risarcire il danno in favore della parte civile, rappresentata dal legale Filippo Barbera, liquidato in 5 mila euro, oltre al rimborso delle spese di giudizio per 2.500 euro, oltre a quelle accessorie.
Secondo quanto ricostruito, Clemente avrebbe opposto resistenza a pubblico ufficiale, minacciando il vigile urbano e poi arrivando alla violenza fisica: lo avrebbe spinto contro un’auto, stringendogli con forza le mani attorno al collo e afferrandolo per un braccio per immobilizzarlo davanti ad altri agenti che non riuscirono a fermare la sua ira. Una violenza “giustificata” dal fatto che l’agente della municipale stava chiudendo al traffico la via Kennedy, vicino all’omonimo bar, per esperire i rilievi a seguito di un incidente stradale comminandogli una multa per divieto di sosta.
Diversa, invece, la posizione del secondo caso di selvaggia aggressione, avvenuto il 21 dicembre 2024: la giudice, infatti, ha dichiarato la propria incompetenza in relazione a quel segmento dell’imputazione e ha disposto la trasmissione degli atti al pubblico ministero, ritenendo che l’episodio debba essere trattato davanti al giudice di pace con un procedimento separato. Si tratta del grave pestaggio avvenuto di sera, nell’area di servizio Ip di di via Giovanni XXIII a Barcellona in cui Clemente avrebbe raggiunto l’ispettore capo mentre faceva rifornimento e gli avrebbe sferrato un calcio procurandogli lesioni con prognosi di 10 giorni.
Contestate anche minacce di morte rivolte alla vittima, con riferimenti al fatto che si fosse rivolto ai carabinieri per il precendente pestaggio. Per Clemente è stato mantenuto il divieto di avvicinamento alla vittima.
(Giovanni Luca Perrone



