Una vicenda che unisce preoccupazione, amarezza e interrogativi quella segnalata da una famiglia milazzese , che ha denunciato la scomparsa di oggetti personali appartenenti a un anziano di 88 anni, L.R.B., durante il ricovero ospedaliero.

Secondo la ricostruzione dei familiari, venerdì scorso l’anziano , a seguito di un malore, è stato trasportato presso l’ospedale “Fogliani” di Milazzo. Successivamente è stato disposto il trasferimento al presidio “Cutroni Zodda” di Barcellona Pozzo di Gotto, nel reparto di Medicina. L’anziano, già al momento del ricovero, appariva fortemente disorientato, al punto da non comprendere le ragioni della degenza.
All’ingresso in ospedale indossava una collana d’oro con croce e la fede nuziale al dito della mano sinistra. Domenica scorsa, durante una visita, i familiari si sono accorti della scomparsa della collana, ma, presi dalle condizioni di salute del congiunto, non hanno inizialmente dato peso all’accaduto.
Il giorno successivo la famiglia è stata contattata dal personale sanitario e invitata a recarsi in reparto per assistere l’anziano, descritto come poco collaborativo. In quell’occasione, una donna con un familiare ricoverato nella stessa stanza avrebbe consigliato di non lasciare denaro all’uomo, riferendo di precedenti ammanchi nel reparto. Nello stesso momento, la fede nuziale risultava ancora al dito dell’anziano, tanto che i familiari stessi avevano tentato di rimuoverla. Per consentire agli operatori sanitari di somministrare le cure, la figlia è rimasta accanto al padre fino alle ore 22:30.
La mattina seguente, all’apertura dell’orario di visita, la fede nuziale era però scomparsa. Alla richiesta di chiarimenti, un’infermiera si è rivolta al caposala; in quel frangente, la figlia dell’anziano – che si trovava fuori dalla stanza – riferisce di aver udito la frase: “Questa storia deve finire, mettiamo delle telecamere nascoste, non è possibile andare avanti così”.
I familiari si sono quindi rivolti al primario dell’Uoc, che avrebbe sottolineato la necessità di rimuovere dai pazienti eventuali oggetti di valore.
Alla luce degli episodi, nella mattinata odierna è stata sporta denuncia contro ignoti presso la caserma dei Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, che hanno avviato le indagini per fare piena luce sulla vicenda.
Nel pomeriggio successivo alla denuncia, un ulteriore elemento ha attirato l’attenzione dei familiari: all’ingresso del reparto è comparso un cartello informativo con la dicitura: “Al momento del ricovero tutti i preziosi (oro, collane, fedi ecc.) e tutto il denaro contante va ritirato dai familiari. Il personale dell’unità operativa non è responsabile per eventuali mancanze e/o sparizioni, ma è delegato a vigilare sull’applicazione di questa disposizione”.
Sul caso è intervenuto anche il nipote dell’anziano, il milazzese Francesco Smedile, che in un post pubblicato su Facebook ha espresso indignazione e amarezza:
“Mi chiedo: gli ospedali pubblici pagano davvero così poco i propri dipendenti da spingere qualcuno a rubare la fede nuziale a un anziano di 88 anni colpito da infarto? Siamo arrivati davvero a questo punto? Possibile che chi dovrebbe assistere e prendersi cura delle persone finisca invece per approfittarsi della loro vulnerabilità?
Non voglio fare di tutta l’erba un fascio: ci sono medici, infermieri e OSS che svolgono il loro lavoro con grande professionalità, umanità e dedizione. A loro va il mio più sincero ringraziamento.
A chi si è reso responsabile di questo gesto ignobile, auguro che quel poco che riuscirà a ricavarne gli basti per “godersi” la giornata. Per quanto mi riguarda, continuo ad avere fiducia nella giustizia, sia in quella degli uomini che in quella, più alta, della coscienza.
Certa gente veramente è senza alcuna dignità…”.
Resta ora il lavoro degli inquirenti per accertare eventuali responsabilità e chiarire se si tratti di episodi isolati o di una situazione più ampia, mentre la famiglia attende la restituzione di un ricordo dal valore affettivo inestimabile e risposte su una vicenda che solleva interrogativi sulla sicurezza all’interno delle strutture sanitarie .
(Giovanni Luca Perrone)



